Hong Kong è una regione della Cina a statuto speciale, abitata da 7 milioni di persone, nella quale hanno sede alcune tra le più importanti multinazionali del mondo. Ha una sua moneta e un suo sistema politico ma soprattutto un suo sistema giudiziario, elemento dal quale sono scoppiate le recenti manifestazioni.

La Cina avrebbe obbligato Hong Kong a consegnare persone indagate da Pechino per alcuni reati: da questo istante è scoppiata una protesta sociale e il 9 giugno sono scese nelle strade milioni di persone a manifestare. Però, di giorno in giorno, le manifestazioni diventavano sempre più violente ed estreme, come quella in cui negli ultimi giorni, oltre quattrocento studenti si sono barricati nel politecnico. Lo slogan dei ragazzi di Hong Kong è <<Cinque richieste, non una di meno>>; tra le richieste più importanti: il ritiro della legge sulle estradizioni, e il rilascio dei manifestanti arrestati.

In tutto questo l’America non rimane a guardare. Pochi giorni fa il presidente Donald Trump ha firmato una legge pro democrazia per Hong Kong, e la Cina ha risposto che adotterà misure durissime nei confronti degli USA.

La conclusione di tutto ciò non sarà ne facile ne vicina, ora tutti aspettano le elezioni che si terranno ad Hong Kong il 24 novembre non fondamentali, ma utili a capire il consenso reale dei cittadini di Hong Kong verso questi coraggiosi ragazzi che rischiano ogni giorno la vita per la libertà.

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