A partire dal 1° gennaio 2020 potrebbero cambiare le modalità per effettuare l’iscrizione ai servizi online e ai social network. Si tratta di una proposta di legge che va a modificare il decreto legislativo del 9 aprile 2003. Esso va a toccare però un punto che è sempre stato assai delicato, ovvero l’anonimato. Secondo la proposta di legge, sarà infatti necessario presentare un documento di identità per iscriversi ai social network e ai servizi online offerti da un sito. L’anonimato, pur non essendo un diritto costituzionalmente tutelato, in quanto l’art 21 della Costituzione sancisce il diritto alla semplice libertà di espressione, si potrà continuare a utilizzare un nickname, di qualunque genere: l’identità dell’utente verrà rivelata alle autorità solo in caso di comportamenti penalmente rilevanti. 

Tuttavia, la proposta ha suscitato non poche perplessità, infatti la legge si crede non fattibile. Nel testo di legge infatti che sono escluse “le prestazioni di servizi della società dell’informazione effettuate da soggetti stabiliti in Paesi non appartenenti allo spazio economico europeo”. Inoltre, attualmente, una delle maggiori difficoltà nelle indagini per cui sono necessari i dati degli utenti nelle mani dei fornitori esteri, è la necessità di una rogatoria – una richiesta da inoltrare all’estero – che però con questa proposta di legge resta uguale. Un altro problema è quello legato alla sicurezza: con esso bisognerebbe fornire i dati dei propri documenti di identità anche ai blog, mettendo così a repentaglio la sicurezza di dati sensibili.

Questa proposta nasce principalmente per eliminare i fenomeni di odio sempre più frequenti, come il cyberbullismo o in generale i pesanti insulti presenti sul web. Secondo me non era necessario formare questa legge per iscriversi sui social, basta solo un po’ di collaborazione da parte di tutti, sia collaboratori che utenti, per far in modo che le piattaforme, come instagram, facebook, twitter etc., presenti a tutti i giovani e anche ai più grandi che a volte sono anche peggio dei ragazzi siano sicure e protette. Se qualcuno utilizza uno pseudonimo, un nome fittizio di persona, diverso da quello anagrafico, in sostituzione del proprio vero nome, per insultare o per commettere comportamenti penalmente rilevanti degli specialisti possono rintracciarlo, certo si potrà nascondere ma verrà trovato prima o poi, perciò non penso sia molto utile e sicuro adottare questo metodo.

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