Martedì 14 novembre si è tenuta una conferenza, esposta da Nunzia de Girolamo, ex deputata del movimento Forza Italia, riguardante l’anonimato sui social e il diritto all’oblio. Secondo Nunzia de Girolamo, “Internet è considerato l’ultimo baluardo della libertà di pensiero, dato che per sua stessa natura è aperta a chiunque e non prevede particolari formalità nell’accesso o fruizione dei servizi. Tuttavia Internet può essere utilizzata in modo produttivo o distruttivo”. Ed effettivamente l’ ex politica non si sbaglia.

Nonostante il web sia un ottimo modo per diffondere la propria opinione, spesso quest’ultima, più che un’opinione, si trasforma in un commento d’odio e offensivo verso quello che non piace. Secondo una ricerca curata da SWG è in crescita del 4%, rispetto all’ 11% del 2017, il rischio di essere vittime di episodi di avversione o violenza. Tali vicissitudini sono alimentate dal fatto che l’ideatore di questi commenti si crea un’identità falsa, legata a un nome a dei dati fake. Ma l’anonimato online non è la sola cosa che preoccupa gli italiani: negli ultimi anni si è registrato un aumento del 13% della paura di soccombere in notizie false ( o fake news, in inglese). A tali problemi si è deciso di mettere fine proponendo una legge secondo cui, qualora qualcuno voglia creare un account, è costretto a fornire una scansione dei propri documenti. Una volta che lo Stato si è accertato che si tratti di una persona reale, la persona stessa può, se vuole, utilizzare nomi inventati.

E’ una procedura che ha un suo senso e un suo scopo: porre un punto alla violenza e all’odio sui social. Essendo il web una risorsa d’oro, è bene accertarsi che non diventi lo sfondo di uno scenario aggressivo e la causa di mali.

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