Spesso non vengono considerate le similitudini che accomunano la carta stampata e Internet, e molti governi cercano di limitare o eliminare l’anonimato e di conseguenza la libertà di espressione. I promotori di questa censura, presentano la rete come un mezzo invadente, che entra nelle nostre case, presentando linguaggi o immagini inadatti ai minori. Se riflettiamo però, ci rendiamo conto di quanto sia meno invasivo della tv o della radio, poichè un navigatore è molto più libero di scegliere argomenti e immagini da visionare. Quindi da un lato troviamo chi preme per limitare la libertà per avere più controllo sul fenomeno internet, dall’altra c’è chi si batte per la conservazione dei diritti fondamentali del cyberspazio. Le voci anonime coperte da nickname su internet, sono l’evoluzione dei mezzi di comunicazione precedenti, tradizione che ha tutelatola libertà di espressione per secoli. Penso che la scelta di eliminare o limitare l’anonimato sia antidemocratica in quanto, per reati gravi, insulti, minacce punibili dalla legge, esiste il sistema per risalire a questi leoni da tastiera e intervenire con sanzioni e quant’altro, mentre per il navigatore tranquillo è giusto che si senta protetto e sicuro senza paura di essere perseguito per aver espresso il proprio pensiero e senza temere ritorsioni. A volte uno pseudonimo ha permesso a persone marchiate dall’ignoranza, scrittori, o magari appartenenti ad associazioni, di continuare a lavorare proprio grazie alla possibilità di usare uno nome fittizio. C’è da dire anche che molti invece , credendosi astuti, nascondono la loro identità con nomi falsi per denigrare, sparlare e bullizzare. È una problematica che con le nuove tecnologie, viene contrastata tramite un “ip”, una serie di numeri unico per tutti che permette di risalire al dispositivo di qualsiasi persona connessa ad una rete WI-FI. Persone molto abili nel campo della tecnologia, riescono lo stesso ad raggirare questa sistema riuscendo nascondendosi tramite l’uso delle VPN che permettono all’utente di nascondere il proprio ip mostrandone uno di una connessione qualsiasi al di fuori di quella che si sta usando. Gli abusi dei profili anonimi vanno puniti, ma l’identità in incognito sul web è un diritto che va difeso.

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