Gruppi Instagram assurdi in cui sono presenti una cinquantina di persone random creati da profili fake di probabile provenienza russa, catfishing, ed il chiacchieratissimo cyberbullismo: tutto questo è conseguenza della possibilità di accedere ai social network senza dichiarare la propria identità.

Si parla molto, quando si cerca di sensibilizzare riguardo l’odio online, di “leoni da tastiera”, di “smascherare gli haters” di “metterci la faccia”. A mio parere è un’argomentazione poco efficace, poiché chi alimenta ed incita l’uso di parole di disprezzo verso gli altri, spesso lo fa per dare sicurezza a se stesso, pertanto, anche togliendo la possibilità di nascondersi, il clima di negatività sarebbe ugualmente presente: chi vuole schiacciare gli altri, purtroppo, lo fa anche a viso scoperto. Il cyberbullismo, ma in generale la conflittualità tra noi esseri umani, non verrà mai sconfitto se non si inizierà, in massa, ad accettare l’altro, ad ascoltarlo senza attaccare, a mettere da parte l’orgoglio e la convinzione, perché io credo che la tenacia sia importante, ma che mettersi costantemente in dubbio sia la soluzione per evolvere sé stessi e con gli altri.

Riguardo altre problematiche, legate ai profili social falsi, credo che col tempo si troverà presto una soluzione veramente efficiente che disabiliti le attività di questi utenti virtuali.

Page di intrattenimento (di ogni tipo), profili Finstagram, account di artisti (anch’essi di ogni tipo), pseudonimi: tutto questo è grazie alla possibilità di accedere ai social network senza dichiarare la propria identità.

Il primo esempio che mi è saltato in mente quando ho ascoltato il tema di questa settimana, è stato Banksy. Non sarebbe chi è, senza l’anonimato, non avrebbe quell’aria di mistero, e basterebbe un hacker relativamente competente, a far scoprire l’identità di questo grande artista contemporaneo. Ciò farebbe crollare completamente l’idea che c’è dietro alla sua carriera.

Quando ne abbiamo discusso brevemente in classe, è sorta l’ipotesi di introdurre delle politiche speciali per certe categorie di utenti che necessitano, come Banksy, l’anonimato, ma questo a parer mio, limiterebbe comunque la creatività che è parte integrante di milioni di profili social.

Il secondo pensiero lampante che ho avuto, è stato il fatto che senza l’anonimato, dovrei chiudere il mio secondo profilo Instagram (o meglio Finstagram), poiché non ha esplicitata la mia identità. È parallelo al mio profilo principale, ma ci posto solo contenuti divertenti e relativi alla mia vita di tutti i giorni, è privato, e ne hanno accesso solo i miei amici più intimi. Questo è solo un minimo esempio di come l’anonimato possa essere usato a scopi ricreativi e creativi.

Credo dunque, che si possano introdurre nuove leggi e direttive, che limitino il più possibile i fenomeni negativi di cui è pieno il web, ma che non limitino gli utenti nella propria creatività e nella tanto acclamata libertà d’espressione. Non me ne intendo assolutamente di informatica, ma forse dei “codici” più complicati da evitare, potrebbero essere introdotti così da non dar scampo a chi commette crimini in rete.

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