Da sempre nel corso della storia si è parlato di razzismo, un male comune che mai è stato sconfitto e di cui purtroppo ancora oggi molti sono vittime. Affonda le sue radici nel passato e si consolida con il Nazional Socialismo tedesco, promotore di un’ideologia basata su false teorie che guardavano alla storia dell’uomo come alla storia della lotta, motivata biologicamente, tra popoli di razze diverse.

Sentimenti di questo genere, nel corso dei secoli, riaffiorano ogni qual volta ci si trovi ad affrontare periodi di profonda crisi sociale e culturale, molto spesso collegata a cicli economici negativi, che costituiscono terreno fertile per una perdita costante di certezze, che inducono a tutti i costi a cercare un capro espiatorio a cui addossare le colpe, molto spesso generatrici di rabbia e frustrazione.

Non a caso si punta il dito contro chi è più debole, contro chi è diverso e contro tutti coloro che all’apparenza non infondono sicurezza e senso di appartenenza ad un’unica comunità.

Il razzismo nasce dall’innato “horror vacui” dell’uomo, che ha paura di tutto ciò che non conosce e che quindi non riconosce come proprio, dando vita inevitabilmente a un circolo vizioso dove il lume della ragione cede il posto all’ignoranza, dove la cooperazione e l’integrazione tra esseri appartenenti alla razza umana lasciano spazio allo stato di natura dove ognuno rappresenta un pericolo mortale per l’altro.

La legge del più forte, del più adatto e del più conforme a risiedere in un territorio, ad avere determinati diritti, ad essere riconosciuto come cittadino ad ogni effetto è frutto di una società dove un darwinismo sociale imposto da pochi su basi discutibili e a dir poco effimere, oscura la concezione cosmopolita secondo cui ognuno di noi è uno straniero agli occhi di qualcun altro.

Sempre attuale allora si rivela la lotta individuale e collettiva promotrice di un’apertura delle menti e delle coscienze, che possa superare stereotipi che pongono condizioni, limiti, veti a quello che dovrebbe essere il più naturale degli istinti umani, ovvero la sopravvivenza dell’unica razza che possiamo definire tale: quella umana.

“Agli occhi degli altri, tutti siamo stranieri. E se tutti siamo stranieri, allora nessuno è straniero”.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account