Ancora insulti razzisti contro un giocatore per il colore della sua pelle, stavolta dagli ultrà del Verona. È quanto successo a Balotelli durante la partita del 3 novembre scorso che si è visto tristemente protagonista del noto “verso della scimmia” al quale ha risposto calciando la palla nella tribuna interessata interrompendo momentaneamente la partita. Nonostante il capo degli ultrà, il sindaco della città e molti altri personaggi abbiamo minimizzato l’accaduto affermando di non aver sentito cori razzisti ma solamente “sfottò”, i gesti raziali nei confronti del giocatore sono continuati successivamente, soprattutto, alle dichiarazioni pronunciate dallo stesso a riguardo di quanto successo. Infatti, un gruppo di militanti di Forza Nuova ha appeso ai cancelli dell’Allianz Stadium di Torino uno striscione con la scritta “Mario hai ragione, sei africano”; scrivono poi sui social alcuni esponenti dello stesso partito politico di Torino “Era stato lo stesso Balotelli a dichiarare di sentirsi più africano che italiano” quasi a voler giustificare l’incommentabile gesto evidentemente razzista. Ciò, ma così come moltissimi altri episodi non legati forzatamente alla calcistica, rivela una faccia della medaglia dell’Italia ancora profondamente ancorata a paure, timori e preconcetti che si sono trascinati nel corso degli anni, sino ad arrivare ai nostri giorni, i quali hanno avuto il loro apogeo durante la seconda Guerra Mondiale a causa delle dottrine profetizzate da Mussolini e che tutt’ora molti politici continuano a pronunciare, anche se non esplicitamente, lanciando continui e velati messaggi d’odio verso lo straniero e verso chi ha un colore diverso della pelle. Sorge spontaneo, quindi, domandarsi se il nostro sia o meno un Paese razzista. In Italia sembrano crescere sempre più i crimini d’odio motivati da razzismo e xenofobia; è difficile però farsi un’idea precisa del fenomeno, viste le profonde differenze nei sistemi di classificazione di questo tipo di reati e vista l’arretratezza del nostro paese nella raccolta dei dati di questo tipo. Non si può quindi giungere ad una risposta precisa e ciò dovrebbe far scattare un campanello d’allarme. Com’è possibile che nel 2019 vi sia ancora tanto odio, tanta ignoranza, tanta violenza e soprattutto questi atteggiamenti di razzismo non siano denigrati, svergognati bensì esaltati e seguiti? La Costituzione italiana per prima condanna ogni forma di razzismo, sancita all’art. 3: manifestare intolleranza o avversione verso individui o gruppi a causa della diversità del colore della pelle, del credo religioso, dell’origine nazionale o etnica, oltre a ipoteticamente integrare una condotta discriminatoria illecita dal punto di vista civile nei diversi contesti del lavoro, della scuola o in altri ambiti, è un crimine punito severamente dalla legge. Tuttavia ciò non sembra ugualmente bastare.  Dovrebbe essere cambiata la rotta di pensiero di un intero popolo ma com’è possibile riuscirci non lanciando messaggi positivi? L’intera società dovrebbe mirare ad educare soprattutto i giovani che sono i genitori del futuro insegnando loro valori quali la solidarietà, la pace, l’uguaglianza e la tolleranza. Alcuni comportamenti non possono e non devono essere più accettati, bisogna agire ora. Siamo nel 2019 e sembriamo sempre più regredire. L’Italia non sarà forse un Paese completamente razzista ma continuando di questo passo, come d’altronde il resto del mondo, presto lo diventerà.

2+
avataravatar
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account