Se nel 2019 si insultano ancora i calciatori neri, non si può certo sostenere che il razzismo sia stato superato.

Tutt’altro, nell’ultimo anno gli episodi a sfondo razzista, i crimini di odio, le azioni di ostilità, le aggressioni a sfondo xenofobo sembrano essere aumentati in maniera preoccupante.

La parola razzismo ha in primo luogo una connotazione ideologica. Si fonda sulla distinzione arbitraria e scientificamente errata dell’uomo in razze, ma il suo significato è stato poi esteso a denotare qualsiasi atteggiamento di rifiuto del diverso da sé per religione, cultura, costumi e idee politiche.

Questo fenomeno è cresciuto piano piano sempre di più fino ad arrivare alla Seconda Guerra Mondiale, con uno dei maggiori genocidi della storia, ovvero la persecuzione degli Ebrei.

Con la fine della guerra si pensava che il razzismo sarebbe cessato, invece cambiarono solo i soggetti da discriminare e ancora oggi purtroppo si assiste a forme di razzismo.

È indispensabile un reset, una missione quotidiana di tutti di educazione ed onestà.

Ricominciamo dai giovani: sono loro a dover capire che la gentilezza vince sulla violenza, la cultura sull’ignoranza, il sorriso sconfigge l’odio, gli abbracci sostituiscono gli insulti.

La famiglia e la scuola potrebbero rappresentare un’alleanza educativa non certo risolutiva del problema, ma senz’altro capace di creare nuove generazioni “sane”.

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