L’Italia è uno dei paesi che sottrae allo stato il più grande numero di risorse di tutta Europa, con 210 miliardo di euro ogni anno.

I metodi per cui si elude il fisco sono molteplici, come il contrabbando di sigarette, le bancarotte fraudolente, il nero.

Proprio di questo si parla ultimamente. È infatti fondamentale recuperarne il denaro, in quanto non è giusto che qualcuno paghi anche la parte di chi è disonesto, pagando per altro una cifra più alta, e ne subisca la concorrenza sleale.

Eppure il metodo con cui lo stato si ripropone di risolvere questo grave problema non mi sembra essere dei più efficaci.

L’idea di cui si parla al governo è quella di disincentivare l’utilizzo del contante, che potrebbe essere utilizzato solo fino ad un massimo di 2000\1500€ a dispetto dei 3000€ di tetto attuali, per invece sostenere vivamente l’utilizzo delle carte, in quanto più tracciabili e quindi impossibilitate al fuggire dal controllo statale.

Idea apparentemente ineccepibile, eppure mi sembra presentare delle problematiche sia dal punto di vista utilitaristico che etico.

Credo infatti che lasciando del contante in circolazione, anche se con un tetto di utilizzo, non vi sia nulla che impedisca a chiunque di continuare ad usufruirne per qualsiasi trattazione senza che lo stato ne sappia nulla, sarebbe infatti sufficiente non fare la fattura, quindi fare del nero.

Non trovo inoltre giusto costringere gli italiani ad avere un conto corrente. Difatti per avere la disponibilità delle carte ne è fondamentale la presenza, ma per mantenerli le banche richiedono un prezzo non indifferente ed oltre ai motivi economici molte persone potrebbero non essere affatto contente di dover affidare i risparmi di una vita ad entità non sempre affidabili. Abbiamo già avuto infatti esempi di banche che hanno distrutto la vita di molte persone, come quella delle Marche ed Etruria, per la loro mala amministrazione. Per tutti questi motivi gli italiani sono più che autorizzati a voler evitare i rapporti con le banche.

Un altro problema che causa il pagamento con la moneta elettronica è la perdita della fisicità del denaro.

Uno studio ha proprio dimostrato che la smaterializzazione del contante porta ad un suo maggior dispendio, in quanto il suo possessore non si accorge materialmente dei soldi che scorrono via, poiché non ne vede la diminuzione nel suo portafogli. Questo è un rischio per tutti, in particolar modo per chi non è abituato a questi metodi innovativi di pagamento come gli anziani, perché vi è il pericolo di spendere più di quello di cui ci si può permettere.

Infine vorrei sottolineare che, come il conto corrente non è gratuito, non lo sono nemmeno le transazioni con le carte. Infatti le banche prendono una percentuale per ogni pagamento fatto con la moneta elettronica. Una tassazione che va ad aggiungersi a quella già alta dell’IVA al 22%, ma che il cittadino non vedrà mai restituirsi perché mentre l’IVA è un’imposta che lo stato reinveste per i servizi cittadini, questa aggiuntiva va esclusivamente alle banche.

Perciò, per quale motivo gli italiani dovrebbero scegliere di pagare di più favorendo le banche per una manovra che limita il loro diritto di scelta, piuttosto che pagare con il vecchio e pratico contante?

0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

    Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2022 osservatorionline.it

    Effettua il login

    o    

    Hai dimenticato i tuoi dati?

    Crea Account