E’ con economia sommersa che si parla dell’insieme di tutte quelle attività economiche che fanno parte del cosiddetto prodotto interno lordo (PIL), ma che non vengono tassate. Economicamente parlando, il PIL può essere identificato come l’indicatore di salute e di prosperità di uno Stato; per cui tanto più alto è il PIL, tanto più ricca è la nazione.

Uno dei Paesi dove l’economia sommersa vale una somma esorbitante è proprio l’Italia: 192 miliardi di euro nel 2017, ossia il 12,1 % del PIL totale . In particolare, in Italia, una delle evasioni fiscali più comuni è l’utilizzo di contante. Proprio in questi giorni se ne sta discutendo molto, soprattutto sui provvedimenti adottati dallo Stato: si vorrebbe, infatti, ridurre il pagamento in contanti a un massimo di 1.5000 o 2.000 € e agevolare le persone ai pagamenti elettronici e alla moneta digitale, in modo tale che tutto possa essere tracciato e possa, quindi, passare davanti gli occhi dello Stato. Nel 2016, di fatti, il contante fu il metodo di pagamento preferito e più utilizzato dagli italiani. Oltre al’Italia, anche Malta e Spagna favoriscono l’uso del contante.

Ma cosa spinge una gran parte degli italiani – e anche degli spagnoli o dei maltesi – ad agire alle spalle dello Stato? Si tratta sempre e solo di affari criminali? O ne fanno parte anche innocui italiani che vogliono ribellarsi al sistema? E non avrebbero neanche tutti i torti. Le tasse sono un problema per la maggior parte degli abitanti d’Italia. Magari, se venissero ridotte, anche le evasioni fiscali subirebbero un calo.

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