TikTok: cos’è e perché sta avendo tanto successo?

TikTok, tutti nell’ultimo periodo l’avremmo sentito nominare almeno una volta; si tratta di un software di casa Byte Dance, che viene rilasciato nel settembre 2016 in Cina; parallelamente, dall’altra parte del mondo, più precisamente negli stati uniti, un software particolarmente simile, sta crescendo giorno dopo giorno: il suo nome è musical.ly.

Musical.ly nasce negli stati uniti nel 2014, ma fa il boom su scala mondiale nel tardo 2018, quando ruba la scena ai social, proponendo un sistema semplice e interessante. All’interno di quest’app è possibile cantare delle canzoni in playback e arricchire la scena con gesti inerenti al testo della canzone e con una miriade di effetti e filtri. Tuttavia, proprio in quello stesso periodo, TikTok raggiunge l’occidente, proponendo la medesima meccanica, ma in maniera più interessante, rubando così la scena a muisical.ly. Non passa molto prima che l’azienda cinese decida di comprare il software americano per inglobarlo nel proprio, al fine di aumentare esponenzialmente l’utilizzo dell’app riunendo gli utenti delle due app in un unico pubblico.

Il segreto che garantisce ogni giorno un fatturato incredibile all’app e cifre spaventose di utenti, non sta tanto nella pubblicità, quanto nel suo complesso algoritmo, che garantisce agli utenti contenuti sempre inerenti ai propri gusti, ma ad un costo, i propri dati personali. Proprio da questo dettaglio nell’ultimo periodo si è generata una discussione, che pone questa domanda: “E’ giusto offrire a questa app i nostri dati personali?”

Il problema non sono i dati in sé, bensì il fatto che gran parte dell’utenza dell’app è formata da un pubblico giovane e irresponsabile, giovani che al giorno d’oggi sembrano dare via i propri dati come niente; in pochi si chiedono se sia sicuro fornire i dati personali, oltre alla propria immagine, ad un social network di cui sappiamo molto poco, e che ogni giorno è visitato tanto da giovani, quanto da malviventi che si mascherano attraverso profili fake. Iscrivendoci e pubblicando contenuti, stiamo infatti sottoscrivendo inconsapevolmente una convenzione, che non prevede alcuna restrizione sull’uso della nostra immagine, e che consente quindi, a chi vuole, di registrare un video o catturare una schermata della nostra immagine per usarla come meglio crede.

In conclusione, c’è solo una cosa da dire, al giorno d’oggi i social network sono riusciti ad entrare nella nostra quotidianità in maniera incontrollata, ma molti non si rendono conto che utilizzarli ha un prezzo nascosto, e non si parla di soldi, si parla dei nostri dati, che poi risultano essere il primo strumento di guadagno dei social. Gli algoritmi che reggono questi complessi sistemi monitorano ogni secondo le nostre azioni sul social in questione per costruire una sorta di quadro di preferenze, e fornirci contenuti graditi.

Insomma non si tratta di un grande complotto, ma non si può negare che le aziende ci tengano nascosto il vero utilizzo dei nostri dati, e l’unico modo per ostacolare questa egemonia è una maggiore attenzione non solo nei dati che si forniscono, ma anche delle app che si utilizzano.

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