Tik Tok è indubbiamente una delle app più in voga del momento tra i ragazzi più giovani, tanto da essere arrivata a raggiungere 7 miliardi di fatturato, una cifra al livello di colossi come Facebook ed Instagram, in soli 3 anni. La caratteristica che ha portato quest’applicazione ad un successo così rapido tra i giovani, specialmente under 16, è la sua interfaccia: ogni utente può caricare brevi video da 15 secondi a cui possono anche essere aggiunte canzoni e questi video possono essere editati tramite funzionalità quali il lips-sync ed i filtri. Questa modalità di usufruizione è anche il suo maggior limite (se si può parlare di limiti per un azienda che ha questi numeri), perché a differenza di Youtube e Instagram, la limitata durata dei video non permette di portare contenuti usufruibili da un pubblico più vasto, come video sulla politica, musica o comunque argomentativi. In breve: Tik Tok è un app che si rivolge quasi esclusivamente agli under 16. Da questa caratteristica sono sorti diversi interrogativi, come ad esempio quello che ha portato la “Children’s Online Privacy Protection Act” degli Stati Uniti a multare l’azienda per la mancata tutela della privacy per gli utenti sotto i 13 anni, problema che in verità ha riguardato soprattutto l’acquisizione da parte di Tik Tok di Musical.ly, un’app simile in cui però non si erano mai preoccupati della tutela dei minori, pur essendo coscienti del fatto che l’app venisse usata quasi esclusivamente da essi. L’ultima novità riguardante l’applicazione è il cosiddetto “User Tracking”, un algoritmo che permetterà di tracciare i volti degli utenti, per apparentemente, facilitare la ricerca di contenuti all’interno dell’app. Questa novità costringe però ad un quesito: come possono essere usati i dati ed, addirittura, i volti degli utenti dalla sua intelligenza artificiale? L’applicazione sembra essere in regola con tutte le normative sulla privacy e dichiara di guadagnare dalle pubblicità e dalle sponsorizzazioni di altri marchi, però bisogna sottolineare che i dati di ogni utente, anche non registrato, sono a disposizione dell’IA. Ovviamente questo non è né il primo, è l’unico caso in cui sorge spontaneo chiedersi perché servano tutte quelle informazioni, considerando che ormai basta avere un telefono ed un account google per essere immediatamente tracciabili, ma soprattutto quando, come in questi casi, si parla di persone particolarmente giovani bisognerebbe prendere coscienza su cosa ogni persona ha a che fare ogni giorno e dà per scontato, senza chiedersi la motivazione di una tale scelta.

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