Creata in Cina nel 2016 da Zhang Yiming, l’applicazione Tik Tok esplode davvero nel novembre 2017, quando si fonde con musical.ly, una analoga piattaforma americana rilevata per un miliardo di dollari dalla società madre ByteDance. Tik Tok è la versione mediatica di un karaoke alla moda e svalvolato. A colpo d’occhio, niente di eccezionale: dopo aver scelto una canzone in un vasto repertorio, l’adolescente si filma per realizzare un videoclip online e lo condivide con la comunità Tik Tok. L’idea è di incarnare in playback i propri “tubes” preferiti, fare degli sketch o doppiare scene di film cult. L’arma segreta di quest’applicazione è la sfida: ogni settimana, Tik Tok propone una “scommessa” ai suoi utenti. Come ad esempio il “Shoe Challenge”, che consiste nel provare il maggior numero possibile di vestiti e di scarpe in 15 secondi, naturalmente a tempo di musica. Un modo sottile di fidelizzare il pubblico fino alla dipendenza. Su questa piattaforma ogni dettaglio è importante: effetti, montaggio e trucco, tutto è fatto per assomigliare a Beyoncé, aggiudicarsi il maggior numero di like e di sfide.Per essere popolari su Tik Tok bisogna essere belli o eccezionali, oppure le due cose. E che si generi invidia negli altri: tutto ciò per cercare di piacere a sé stessi.

Il canone di bellezza stile Tik Tok è la ragazza giovanissima dai capelli lunghi e le labbra polpose, che si dimena in top a fascia e shorts, l’aria sicura di sé e sexy. Le ragazzine sono pronte a tutto pur di assomigliare ai propri idoli, Brianna Buchanan e Danielle Cohn (rispettivamente 2 e 11 milioni di fans su Tik Tok). Oggi hanno 13 e 14 anni, ma i loro primi video risalgono all’età di 11 anni.

Nel regno dell’apparenza e della superficialità non c’è posto per la differenza e per le imperfezioni. Si osservano «smisurate molestie e beffe» sul fisico, deplora lo youtuber. Giovanissime adolescenti ricevono dozzine o centinaia di commenti che si burlano della loro apparenza o del loro video, giudicato ridicolo.

Tik Tok è una delle piattaforme più nocive per i giovani, in particolare per i più influenzabili. Essa li porta a pensare che sia necessario assomigliare a quelle persone per farsi accettare dagli altri, per essere qualificati come persone cool e dunque popolari.

Su Tik Tok i giovani che non rientrano nei canoni di bellezza definiti dall’applicazione sono violentemente criticati. È il tipo di molestia che ha subito Manon Dubost, 16 anni e 28mila abbonati. Sotto ai suoi video si possono leggere commenti lividi “È ora di calmarsi coi fast food” e “Ma quanto pesi?”, “Cavolo, ma sei enorme!”. Attacchi violenti che non sono stati oggetto di alcuna sanzione.

Culto dell’apparenza, regno della maldicenza, «Tik Tok è un condensato di quel che si può trovare di peggio in società», riassume il Roi des Rats. Ovunque, la nostra società produce e rilascia contenuti a carattere sessuale. Dalle copertine di giornale alle pubblicità di bagnoschiuma passando per i giocattoli da bambini: tutto è sessualizzato. Dunque non c’è da stupirsi che le adolescenti si espongano su Tik Tok in tenute osées e pose sensuali: riproducono ciò che vedono e si ispirano ai loro idoli. Navigando sull’applicazione, dice lo youtuber, m’imbatto in profili Tik Tok di bambini di 9 anni che ballano sculettando e mostrando la pancia, perché riproducono ciò che possono vedere.

Perché dovrebbero fare altrimenti? La popolarità dei profili varia sensibilmente in funzione del contenuto, sessuale o no. Ciò che constata lo youtuber comparando il successo dei profili di due ragazze della medesima età – l’uno dai contenuti “normali” e l’altro dai contenuti sexy – è che per alcuni si passa dai 70 like ai quasi 1.000, e questo prova che purtroppo c’è un pubblico per questo genere di video.

Tik Tok diventa il ritrovo di predatori sessuali e pedofili, che usandolo trovano nientemeno che un catalogo di video pedopornografici accessibili in maniera anonima e gratuitamente. Quest’applicazione non è che il riflesso di ciò che la società attuale infligge alle donne, oggi alle ragazzine, e a ciò cui esse sembrano acconsentire. Quelle giovani icone sono semplicemente riempite fino agli occhi degli stereotipi sociali, che riproducono e diffondono fieramente. Sembra che per esistere ed essere notata, la giovane donna debba riflettere i fantasmi maschili e suscitare il desiderio degli uomini. La femminilità è tristemente ridotta all’immagine di un corpo ben tornito vestito di abiti sexy. È questo il modello che vogliamo proporre alle nostre ragazze? Contro il diktat delle apparenze, tocca agli insegnanti e ai genitori promuovere i valori dello spirito e della benevolenza. Genitori inquieti, parlate coi vostri figli di questa applicazione, informateli dei rischi dei social network. Tenete d’occhio i contenuti che pubblicano online. Se l’uso di questa applicazione vi sembra irrimediabile, scegliete con vostro figlio un account privato. Bloccate e segnalate i profili sospetti. Attivate la “modalità ristretta” per non ricevere contenuti sensibili. Ma la migliore protezione contro le derive di quest’applicazione è semplicemente rifiutare di aderirvi.

1+
avatar
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account