Tempi duri per il commercio mondiale. Dopo lo scontro tra UE e Usa, dovuto ai nuovi accordi europei con la Cina, gli stessi ‘States’ si sono rigettati in una diatriba internazionale contro gli acerrimi rivali asiatici con capitale a Pechino. In particolare, sta destando parecchio scalpore la recente ‘guerra fredda’ ai danni del colosso tecnologico Huawei, accusato di spionaggio dagli organi a stelle e strisce. Con questa scusa, difficilmente verificabile e altamente inattendibile, il presidente Trump ha liquidato miliardi di dollari e diplomazia. Perché? “To make America great again” (sì, lo slogan è sempre quello). Eppure, nonostante il fine fosse quello di diminuire l’export cinese, anche le aziende americane storcono il naso. Il motivo? Semplice, anche loro perdono acquirenti e denaro. Da un mercato Android di milioni di pezzi annui, viene tolta la fetta più grande, quella cinese. Tutto a discapito di tutti. Ma le convinzioni più radicate sono dure a morire. L’idea che dal benessere di uno derivi il malessere di un altro è ampiamente racchiusa in queste assurde credenze. E così il prossimo spaventa, chi propone intimorisce, chi rivoluziona è da combattere. E i risultati delle ultime elezioni lo confermano ulteriormente: il muro, ancora adesso, piace più del ponte. E l’economia va giù.

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