Ciò che è accaduto a Roma nel quartiere Esquilino il 6 maggio scorso, con il cardinale Konrad Krajewski che ha ridato la luce a un intero edificio di poveri, ha fatto sorgere, per ovvie ragioni, molti quesiti.

La prima di queste ritorna molto spesso quando si mettono assieme gli argomenti “clochard” e “case occupate”: se una persona ha bisogno, non ha un tetto sopra la testa e ha fame, ha il diritto di occupare un edificio? Si tratta di un tasto alquanto dolente, intorno al quale sorgono numerose dispute. Bisogna però riconoscere che gli edifici abbandonati (perché di questi si tratta nella maggior parte dei casi, quando sono occupati) risultano essere spesso molto pericolosi per coloro che li occupano, perché non sono più tenuti in sicurezza: la vita stessa di coloro che vi entrano è messa in pericolo.

La seconda questione riguarda il rispettare o meno le regole in determinate situazioni. Nel caso di Roma, l’azione compiuta da Don Corrado è senza dubbio esemplare, non fosse per il fatto che si è permesso di riportare la corrente e il gas nel palazzo dell’Esquilino senza pagare una lira. Sebbene sembri crudele da parte del comune chiedere comunque il pagamento al prelato dopo un tale atto di beneficenza, questa azione è necessaria affinché non sia messa in dubbio l’autorità dello Stato.     

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