Una delle recenti notizie che ha suscitato grande scalpore in Italia è stata l’azione compiuta da parte del Vaticano verso un edificio di poveri. Infatti, in questi giorni, Don Corrado, un rappresentante diretto di Papa Francesco, si è calato personalmente nel tombino di un’abitazione per staccare i sigilli sui contatori di gas e luce di un edificio di 400 persone nel quartiere Esquilino di Roma, al quale erano stati confiscati già da mesi a causa di un debito di 300.000 euro degli inquilini nei confronti dello Stato. Sicuramente il clero, stanco di assistere a scene di poca misericordia e di osservare condizioni di povertà assoluta, decide di agire illegalmente pur di far riconcedere al condominio quel minimo indispensabile per poter sopravvivere. Si è discusso a lungo se il gesto di Don Corrado sia corretto o no: certamente è un gesto misericordioso determinato da puro istinto religioso. Tuttavia vi sono in esso aspetti profondamente sbagliati: nonostante si parli di religione e compassione, bisogna comunque ricordare che il prete ha compiuto pur sempre un atto illegale e che per rimediare avrebbe potuto compiere un vero gesto di misericordia prendendo sulle proprie spalle i costi della luce.

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