È difficile da capire e dura da ammettere…Noi italiani siamo un popolo ricco di tradizioni storiche e di cultura, ma purtroppo talvolta dimostriamo di non saper fare tesoro delle esperienze e di non trarre dalla storia gli opportuni insegnamenti.

Si può rimanere sconcertati imbattendosi a Piazzale Loreto, uno dei luoghi simbolo della guerra e della Resistenza italiana, in striscioni del tipo: ”Onore a Benito Mussolini IRR”. Gli IRR (irriducibili) sono dei tifosi laziali che quest’anno, il 24 aprile, vigilia della giornata della Liberazione, hanno esposto davanti a tutta Milano e agli occhi del mondo queste scritte, insulto diretto per la storia del nostro Paese.

Sempre lo stesso giorno, visitando un cimitero di Caserta, si poteva notare una tomba ricoperta da fiori e crocefissi: la lapide ricorda il soldato tedesco Seifert Michael, meglio conosciuto come “il boia di Bolzano”, perchè durante la Seconda Guerra Mondiale ordinò l’uccisione in massa di molti civili Italiani.

Venire a conoscenza di eventi simili, così incredibili, fa riflettere. È evidente che, in un Paese civile, molti non dimostrano una briciola di rispetto per le vittime innocenti di una guerra, per intere famiglie distrutte, per i soldati che hanno combattuto, per i partigiani che hanno difeso la libertà. Oggi in Italia siamo fortunati, perché viviamo in un periodo di pace e di relativo benessere, così ci crediamo forti, immuni alle sofferenze che ci avevano colpito nel secolo scorso.

Ascoltare le parole dei pochi testimoni ormai rimasti, che possono raccontarci le proprie esperienze dirette, è però necessario. Colpisce sempre, ad esempio, la voce di una senatrice a vita, Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto e alla deportazione ad Auschwitz-Birkenau, dove perse il padre. Lei e tanti altri nostri eroi si stanno mobilitando per parlare ai giovani, nelle scuole. Quest’impegno ha un’importanza vitale, poiché la nostra generazione è la più lontana dai tragici eventi del Novecento.

Tra gli studenti, rispetto a questo argomento, convivono pensieri e atteggiamenti molto diversi. C’è chi prende poco seriamente la questione del fascismo e ci scherza su: a qualcuno fa “sorridere” impersonare Mussolini, o improvvisare brevi scenette, talvolta accompagnando il tutto con il saluto Nazista.

Altri pensano che ormai, nella nostra società, non si possa più parlare di Fascismo o Comunismo, perché ritengono tali ideologie ormai superate. Tuttavia, ciò che sembra sfuggire alle menti di questi ragazzi è che il pericolo non è un ritorno vero e proprio delle “camicie nere”, ma di un modo di pensare e di agire. La minaccia vera non è Benito Mussolini, ma la realizzazione del totalitarismo che continua a rappresentare.

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