Bramosi di condividere, partendo dai dati sensibili, tutto ciò di cui siamo partecipi sulle più grandi piattaforme dell’internet, quali in particolar modo Facebook ed Instagram, abbiamo perso di vista o addirittura dimenticato il concetto di privacy. “Il futuro è privato”, ha esordito così Mark Zuckerberg alla conferenza annuale degli sviluppatori di Facebook con l’intento di trasformare i grandi social da lui guidati, Facebook in particolare, in salotti digitali dove ognuno potrà condividere nella più sicura privatezza. Per quanto rassicuranti possano sembrare questi provvedimenti, si tratta, in realtà, dell’ennesima mossa commerciale. Basta riflettere: come può il verbo “condividere” sposarsi con il sostantivo “privacy” (letteralmente: l’ambito gelosamente circoscritto della vita personale e privata)? Eppure regalare ad altrui le nostre informazioni (nome, cognome, data di nascita, indirizzo o paese di residenza…) non sembra spaventarci, anche quando, oramai frequentemente, si sente parlare di dati sensibili rubati. Siamo strettamente controllati e nemmeno ce ne rendiamo conto, crediamo di navigare nell’internet nel completo anonimato senza lasciare nessuna traccia quando, invece, le nostre impronte non vengono mai del tutto cancellate. Facile è trovare un esempio che dimostri ciò: i cookie, ai quali spesso acconsentiamo, sono file di informazioni che i siti web memorizzano sul computer dell’utente di Internet durante la navigazione allo scopo di identificare chi ha già visitato il sito in precedenza; ma non solo. Come è possibile leggere nell’avviso riportante la presenza di cookie in un determinato sito web, questi fanno sì che terzi possano inviare pubblicità in base alle nostre preferenze. Con una semplice navigazione in internet, quindi, senza esserne nemmeno consapevoli, rendiamo noti i nostri interessi al fine di alimentare il marketing e, sostanzialmente, il consumismo. Possiamo porre un limite a tutto questo e tutelare la nostra privacy in un futuro che prevede una condivisione del tutto a 360 gradi e la conoscenza nei minimi dettagli attraverso social di uno sconosciuto? Per quanto lasceremo sempre residui di noi navigando sulla rete, farlo è possibile e l’arma migliore è l’accortezza. Pensare prima acconsentire a determinate richieste ed informarsi su quali sono i rischi e i vantaggi di un’eventuale accondiscendenza, frenare l’impulso di condividere qualsiasi cosa ci accada e i nostri dati sensibili, riscoprire la necessità di tutelarsi; queste sono le scelte che ci salveranno dall’essere oggetti di domini pubblico. Tuttavia, presi dalla smania di condividere, conoscere e farci conoscere dimenticheremo nuovamente che il web, pur essendo un mondo affascinante ed utile, è altamente pericoloso e finiremo per diventare schiavi, burattini della società, del mercato e di tutti coloro che per sapere ogni piccola informazione su di noi basterà una ricerca o un semplice click.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account