Da molti secoli ormai è consuetudine considerare la libertà di espressione come un diritto inalienabile e inderogabile, un diritto che è quasi scontato in una società così all’avanguardia. Eppure sopravvivono ancora alcuni screzi e diverbi in merito, e sono soprattutto rivolti ai giornali e alle riviste responsabili di quelle vignette satiriche che hanno incredibilmente sollevato tali discussioni. E i problemi cominciano a sussistere nel momento in cui queste lamentele sono mosse da persone poco raccomandabili, come gli estremisti islamici appartenenti al movimento dell’ISIS. Ricordiamo tutti, infatti, quel drammatico 7 gennaio 2015, in cui è stato sferrato un vero e proprio attentato terroristico alla sede giornalistica di Charlie Hebdo, attentato presso cui hanno perso la vita 12 persone e ne sono rimaste ferite 11. Questo esempio, unito alle richieste di censura delle vignette satiriche sopraelencate, è un vero e proprio insulto alle persone che prima di noi hanno lottato per la conquista dei diritti di libertà di parola e di espressione. Quindi, prima di criticare, sarebbe opportuno soffermarsi a meditare sul significato della parola satira, e, invece di arrabbiarci inutilmente, farci tutti una sana, grossa e grassa risata.

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