“La collera della satira è inutile: basta mostrare le cose come sono. Sono abbastanza ridicole di per sé.” Così Jules Renard, scrittore e aforista parigino esprimeva il suo disprezzo per il genere della satira, una sfumatura della produzione comica amata e odiata. Definita da molti una forma d’ arte, la satira basa la propria comicità sull’ attacco e la critica verso avvenimenti sociali o personaggi politici e, facendo spesso ironia su temi pungenti, arriva a offendere e provocare. La comicità satirica può allora a volte davvero a far irritare e, se mal usata, può essere identificata come mancanza di rispetto. È ciò che è accaduto ai vignettisti del settimanale satirico Charlie Hebdo, a Parigi: in seguito a una serie di caricature riguardanti Maometto, lo scorso 7 gennaio 2015 la sede del settimanale fu vittima di un terribile attentato in cui per mano di alcuni terroristi islamici persero la vita numerosi vignettisti. La satira pungente del settimanale Charlie Hebdo ha poi nuovamente toccato il limite ironizzando sulla morte delle vittime del terremoto di Amatrice in Italia e, come se non bastasse, si è fatta risentire in seguito al recente incendio di Notre-Dame in seguito al quale, i vignettisti del settimanale, hanno realizzato un disegno illustrante il Presidente Macron con due torri in fiamme accompagnato da una frase ironizzante sull’ incendio della cattedrale e sulla questione delle riforme. La vignetta, ha urtato la sensibilità pubblica ed è stata oggetto di forti critiche secondo il mio parere, opportune. Sebbene in campo artistico vige la libertà d’ espressione credo che, come normalmente avviene in una società civile, il concetto di libertà deve essere circoscritto da precisi limiti. Se allora la convivenza pacifica tra gli uomini deve essere equilibrata e resa possibile da leggi allo stesso modo la comicità dovrebbe mantenersi entro la sfera sacra del rispetto, un valore fondamentale da non dimenticare, alla base dello stesso concetto di umanità.

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