Con il diffondersi di dati personali (e di conseguenza sensibili) nel mondo tecnologico/informatico, ci si chiede a chi possa spettare il compito di salvaguardare queste preziose informazioni.

L’Unione Europea ha tentato di rispondere a questa domanda cominciando a fissare delle linee guida per le intelligenze artificiali. Questo perché al giorno d’oggi esse raccolgono una grandissima quantità di dati.

Proprio per l’importanza dei contenuti raccolti, per non dire rubati, risulta necessario che la politica finisca per mettere il proprio zampino sullo sviluppo delle nuove tecnologie, stabilendo norme ed emanando leggi specifiche sull’argomento. In caso contrario, queste ultime verrebbero lasciate ad uno sviluppo incontrollato, permettendo così a hacker indipendenti di creare nuovi algoritmi che metterebbero a rischio la sicurezza di tutti i fruitori dei loro programmi.

Molto probabilmente gli esperti nel settore potrebbero trovare questa soluzione d’impiccio e potrebbero lamentarsi a causa delle molteplici azioni burocratiche a cui andrebbero incontro.

Tuttavia anche se ad alcuni può non piacere il fatto che i politici tengano sotto controllo lo sviluppo di una materia così importante, è necessario però comprendere che quando entra in gioco la sicurezza pubblica, questa ha, senza ombra di dubbio, la precedenza.

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