L’intelligenza artificiale è certamente una grande risorsa, questo ormai è chiaro. Se ne studia ogni giorno l’elaborazione e l’impiego in ogni campo possibile. E questa può portare significativi vantaggi per l’uomo: trasformare un computer in un modello del cervello umano sarebbe un grande aiuto per attività di ogni genere. Nasce però, progressivamente con la sempre più realistica capacità delle macchine di ragionare come uomini, un’importante questione: quella etica. Occorre regolamentare un fenomeno che, a detta di molti, nasconde dei grandi pericoli, che vanno evitati con ogni mezzo a nostra disposizione. Dallo scenario apocalittico in cui i computer sviluppano capacità cognitive straordinarie e incontrollati prendono il potere sugli uomini siamo ben lontani, fortunatamente. Ma se stiamo insegnando loro come comportarsi, come interagire con gli utenti umani, come imparare ad elaborare dati razionalmente e con precisione, questo potrebbe apparire come una possibile minaccia per la nostra sicurezza. Lo sviluppo di queste forme tecnologiche va quindi sicuramente regolamentato dagli organi legislativi di ogni Stato, secondo direttive e principi comuni. Nonostante ciò, non è possibile, come in ogni aspetto della nostra vita, eliminare completamente il pericolo dalla tecnologia, non per l’ipotetica assenza del controllo umano, ma proprio a causa della sua presenza. È l’uomo che programma la tecnologia, e così come può farlo in buona fede, lo può fare per puri scopi personali, spesso scorretti, che possono mettere a rischio la sicurezza degli altri utenti.

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