Ennesima strage quella in Nuova Zelanda. I motivi sono sempre gli stessi, che ritornano ciclicamente ormai troppo spesso: la vendetta nei confronti “dell’ideologia della religione islamica”. Vale a dire che 49 persone vengono uccise mentre si trovano in un luogo – almeno apparentemente sicuro – , ovvero nella moschea, dove pregano in tutta pace e tranquillità, fino al tragico momento del massacro da parte di un commando di psicopatici assetati di sangue. La furia della loro azione è visibile, basti pensare che uno degli uomini, munito di armi automatiche, entra nella moschea ed uccide senza pietà persone innocenti mentre riprende il tutto con una telecamera sul caschetto. Una scena che nemmeno il più cruento dei Call of Duty riuscirebbe a replicare. Ma cosa intendono esattamente queste persone per “ideologia della religione islamica”? Non è altro che un grande pretesto: questi, infatti, danno la colpa ai kamikaze che si ucciderebbero in nome dei testi sacri, quando in verità non fanno altro che nascondersi dietro la scusante della religione per un motivo più profondo, talvolta radicato nella loro psiche. Vi sono in realtà le umili e semplici persone che seguono la religione senza inciampare nell’ignoranza del fanatismo, come le persone uccise senza pietà in Nuova Zelanda. Il gesto non può essere giustificato, poiché insano ed infine insensato, per il semplice fatto che non si può dire che gli islamici siano tutti dei terroristi assassini. “Prevenire è meglio che curare” recita il famoso detto. Adesso però, purtroppo, la Nuova Zelanda può fare ben poco, se non prendere le redini della situazione e fare in modo che non succeda più cambiando la legislazione sull’acquisto e l’utilizzo delle armi. Oggigiorno gli avanzati sistemi di riconoscimento e l’intelligenza artificiale ci permettono di carpire automaticamente immagini o contenuti inappropriati presenti sul web; ci sembra ancora un’assurdità ma in un futuro prossimo si potrebbe prevenire ed intervenire apriori sventando situazioni del genere grazie alle nuove tecnologie. Seguire i soggetti pericolosi sui social ad esempio, dove la maggior parte delle volte vengono espresse le proprie idee condividendo determinati post e pensieri. In tal caso, tecnologia e giurisprudenza proseguono sullo stesso percorso, ed i legislatori dovranno essere bravi a far combaciare le due cose per non ricadere in altri inghippi di natura giuridica, come l’argomento della privacy. Utilizziamo gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione per abbattere i mali, per evitare le disgrazie. Oggi si può, ma, come già detto, l’uomo deve essere seguito da leggi che gli impongano determinate restrizioni da rispettare. Perché infine dimostriamo di essere animali, pecore senza un pastore, anarchici nell’animo sporco di sangue, e queste tragedie ne sono la perfetta dimostrazione.

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