I tatuaggi e i piercing sono nati come simboli di appartenenza a una tribù oggi sono diventati l’ultima tendenza nel mondo dei giovani e non solo, la moda sta davvero dilagando in tutto il mondo.

Dal verbo inglese “to pierce”, che significa ‘forare’, e dall’ aggettivo omonimo, che vuol dire ‘pungente’, ‘tagliente’, ‘penetrante’, questa tecnica ha origini tribali, infatti già nelle tribù antiche, si pensa addirittura alla preistoria, era pratica comune perforarsi la pelle per infilare anelli e sbarrette che servivano a distinguere i vari ruoli dei membri del clan, decorare il corpo a quanto pare è dunque una pratica antichissima ed è diffusa in tutto il mondo.

Già presso popolazioni antichissime si riscontrano tracce di tatuaggi e piercing in diversi ceti sociali: basti pensare, l’uomo del Similaun, Ötzi (vissuto circa 5.000 anni fa), aveva una pietra incastonata in un lobo ed era tatuato in diverse parti del corpo.

Oggi i tatuaggi sono diventati un fenomeno di massa, con finalità trasgressive, anche perché al disegno in genere si aggiunge un corpo estraneo nel corpo il piercing, che negli anni ’70 è stato uno dei segni distintivi del movimento punk, una subcultura giovanile nata in Inghilterra e caratterizzata dalla ribellione alle convenzioni sociali e dal rifiuto radicale del modello di vita borghese.

Negli anni Ottanta i creatori di moda intuirono il potenziale dell’estetica punk e saccheggiarono a piene mani il suo repertorio espressivo, compreso il piercing, addomesticato e spogliato della sua carica trasgressiva, ridotto a pura funzione ornamentale, il piercing è diventato così una moda da diffondersi soprattutto fra i giovani.

Nell’era della globalizzazione la moda detta le sue ferree regole e la frammentazione delle relazioni, sono cambiati i bambini, e sono cambiati gli adolescenti, ricercano se stessi, prendendo le distanze dagli adulti, con un linguaggio tutto loro.

In questo contesto il linguaggio del corpo sostituisce quello dell’abito, non più capi firmati per proclamare una identità, ma tatuaggi e piercing con significati ben precisi o solo per essere alla moda.

Avere un tatuaggio esprime un’identificazione forte ad un gruppo, che esprime due bisogni apparentemente contrastanti, quello di uguaglianza e di differenziazione, si pensi alla scelta dell’immagine da tatuarsi, ma anche alla zona del corpo in cui farsela.

In alcuni casi la scelta di farsi un tatuaggio può avere una valenza trasgressiva nei confronti della famiglia, sembra che però la motivazione principale non sia la voglia di stupire o di ribellarsi, quanto quella di migliorare il proprio corpo ai propri occhi, abbellendolo, abbellendosi, a volte può essere che queste azioni siano spinte da una certa forma di narcisismo. 

Ad ogni modo, si crea un forte legame tra il corpo tatuato e la propria identità, così permeata spesso in questi anni da forti ideali, diversamente da quanto potrebbe sembrare, la scelta di farsi un tatuaggio è una decisione molto legata alla propria sfera privata, al proprio sé, più che a un’esigenza di apparire socialmente.

Al contrario, il piercing lascia trasparire un’intenzione maggiormente “esibitiva”, ma è anche una scelta più transitoria, per cui non indelebile e definitiva come il tatuaggio, proprio per questo, il piercing più del tatuaggio sembra rispecchiare l’aspetto di transizione e di accompagnamento alla crescita vissuto dall’adolescente.

Mentre il piercing è oramai più identificato con la fase adolescenziale, il tatuaggio è invece una pratica più storicamente radicata e culturalmente diffusa, che rimanda a molti più significati, valori e a scelta più definitive. Entrambi, ad ogni modo, sono un’espressione della ricerca di spazi di sperimentazione circoscrivibili alla fase adolescenziale dove ogni individuo deve capire chi è realmente e trovare un proprio spazio in una realtà che diventa sempre più grande, anno dopo anno.

 Questo percorso verso la maturazione è colmo di ostacoli, di inciampi, anch’essi utili per conoscerci meglio e migliorarci e, in alcuni casi, può prevalere l’insicurezza e il disagio rispetto al proprio corpo, il sentimento di solitudine e di non essere capiti, la voglia di sentirsi integrati.

A volte, il corpo diventa il bersaglio dell’odio e del rancore, la sofferenza e il blocco nel proprio processo evolutivo vengono trasportati e riflessi sul corpo: diete estreme, atti aggressivi o autolesionismo, queste manifestazioni si associano solitamente a un blocco del pensiero, a difficoltà nell’entrare in empatia, a ricordare il passato, il mondo psichico è allontanato, rimane insanabile la distanza tra il corpo desiderato e quello che si ha, che viene attaccato perché è inaccettabile.

Con i tattoo e i piercing, invece, manca la volontà di ferirsi o di mostrare il disagio, sostituita dalla voglia di raccontarsi, di fissare in modo indelebile un momento, una persona fondamentale, una passione, una propria caratteristica, la conquista della libertà.

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