Oggigiorno si sente troppo spesso parlare, soprattutto all’interno del mondo scolastico e lavorativo, di competenze trasversali, che possano coniugare la conoscenza degli argomenti con la loro applicazione nella realtà. Questo fenomeno si deve al fatto che il progresso tecnologico avanza in maniera spietata e veloce, senza tener conto della volontà e della possibilità degli uomini di tenersi al passo con la “fiumana del progresso”: la crescita esponenziale dei risultati nella ricerca scientifica e tecnologica, sta facendo sì che la nostra società sia investita da un cambiamento così immediato da metterci in confusione; c’è dunque bisogno di saper “maneggiare” la realtà e non di conoscerla solamente in maniera teoretica: la conseguenza naturale è che molte professioni si trasformeranno, nella modalità e nelle finalità, facendo in modo che i lavoratori si debbano aggiornare continuamente. Il lavoro del futuro sarà, dunque, completamente finalizzato alla pratica. Il processo è semplice: si assume conoscenza e si trasmette ad un computer; quest’ultimo deve collaborare con il lavoratore affinchè si possa traslare la conoscenza (molto spesso matematica e fisica) in prodotto. Esiste il rischio di incorrere in una standardizzazione: le mansioni lavorative rischierebbero di diventare semplici e ripetute. Tuttavia, in un ipotetico mondo del lavoro del futuro, ci sarebbe anche bisogno di molta creatività: c’è bisogno di giovani che possano riuscire ad inventare nuove tipologie di lavori e mansioni, in modo da semplificare i lavori già esistenti o da crearne addirittura di completamente nuovi. Sarà un mondo in cui non ci sarà spazio per chi non sa e non ha voglia di fare e di imparare: la società lascerà indietro questi individui che non vanno a tempo con le innovazioni. A differenza di quanto pensava Verga, vinceranno coloro che nuoteranno assieme alla corrente della fiumana e non coloro che cercheranno di restare attaccatti al passato, perchè questi ultimi verranno travolti.

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