Siamo ormai agli antipodi di una nuova era: l’era delle startup. Non c’è però nulla di cui stupirsi, in un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento e ci si affida sempre più al digitale.

Siamo passati, nel settore economico-imprenditoriale, nei secoli, dal feudalesimo e dai mercanti ad una rivoluzione industriale che ha portato innovazioni soprattutto dal punto di vista economico, portando avanti una propaganda efficace dei nuovi prodotti, sia agricoli sia tecnologici. Oggi invece siamo arrivati allo sviluppo delle startup, nuove aziende configurate su un modello temporaneo o comunque come delle società di capitali alla ricerca di un business model da replicare. In parole povere, si intende qualsiasi attività legata ad un nuovo tipo di business creato negli ultimi anni, insomma, bisogna tenersi al passo coi tempi. Negli ultimi anni si è registrato in tutta Europa un investimento incredibile in startup: solo nel nostro paese nel 2018 siamo arrivati a circa 600 milioni di euro, segnale molto positivo, il che significa che l’Italia sta cercando di rendere merito alle proprie società hi-tech. Non soltanto questo dato ci sorprende, infatti dal 2017 sono aumentati gli investitori esteri di circa l’82% e consistono del 38% dei 600 milioni investiti, segno che l’Italia ha la fiducia e il sostegno anche di paesi esteri. Si tratta ora di migliorare sempre più, infatti l’obiettivo che si pone adesso il nostro paese è di girare su 1 miliardo di euro in investimenti all’anno, cifra che ci porterebbe più o meno al pari dei grandi paesi europei.

All’inizio degli anni 90, la parola startup era legata solamente ad un singolo paese: gli Stati Uniti, e in particolar modo, la Silicon Valley. Ora invece il panorama si è spostato, anzi si è allargato su scala globale, principalmente per 3 fattori principali: internet e dispositivi mobili ad alta velocità, mercati emergenti come quello tecnologico sempre più in voga ed infine il fattore politico, infatti i paesi fanno a gara fra loro per chi riesca ad avere il maggior influsso in questo nuovo business. Gli Stati Uniti stanno ora facendo dietro-front davanti a questa gara, infatti nonostante San Francisco rimanga il miglior ecosistema dove far nascere una startup, ora le condizioni ideali possono trovarsi anche altrove, restando quindi indietro rispetto agli altri paesi.

Ciò che pone ancora oggi un sostanziale divario fra l’Italia e gli altri paesi, è una burocrazia troppo lenta e complessa, infatti la maggior parte delle persone che vogliono iniziare una startup migra in altri paesi, dove il processo è sostanzialmente più veloce. Se quindi la lentezza della burocrazia a rispondere al cambiamento, e una tendenza degli investitori italiani ad avere un approccio conservativo, non ci ha permesso di fare dell’Italia un Hub per start-up, occorre fare affidamento sulla creatività dei nostri imprenditori nella speranza che non si esaurisca.

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