In Italia i partiti politici stanno vivendo un periodo di grande crisi. A dimostrarlo sono anche i dati riguardanti il Due per mille, l’offerta che i cittadini sono liberi di fare a un determinato partito politico attraverso le proprie imposte: negli ultimi dieci anni vi è stato un calo del circa 97%. Questo è certamente un’ulteriore prova del declino che i partiti stanno vivendo.  Ma perché gli italiani non supportano più i propri rappresentanti?

La politica, non solo in Italia, sta attraversando un periodo di profondo cambiamento. I cittadini vi si stanno progressivamente allontanando, perché non vedono rispecchiati in essa i valori e gli interessi che sono propri degli elettori. Questa mancanza di fiducia provoca al contempo un aumento della disinformazione: pochi prestano attenzione con costanza a ciò che i leader di partito affermano. Mancanza di informazione e odio verso la classe politica causato dall’accumulo di delusioni hanno come diretta conseguenza la crisi dei cosiddetti partiti tradizionali. Al contrario stanno acquistando sempre maggior rilievo gli “antipartiti”, ossia gruppi politici che sostengono che il governo dello Stato sia affidato a ladri e a corrotti: il popolo, inferocito da un lato e disinteressato dall’altro, vede in questi schieramenti un baluardo in difesa della gente comune contro gli affronti della classe dirigente. Di conseguenza il governo passa nelle mani di capi di partito incapaci, inadatti e senza un programma di governo ragionato e limato, ma studiato ad hoc per attrarre i votanti ignoranti. Il sentimento a cui si fa più appello è la rabbia, rabbia contro un sistema corrotto che favorisce ricchi e multinazionali, rabbia contro gli stranieri, rabbia contro istituzioni quali l’Unione Europea.

Se si confrontano la politica del Novecento e quella attuale sorge subito spontanea una differenza: se un tempo, avendo combattuto per la partecipazione al governo dello Stato e per i diritti civili, l’accorrere alle urne era sentito come un dono, oltre che un dovere, adesso lo slogan è “tanto sono tutti uguali, l’uno vale l’altro, voto quelli che sembrano meno antipatici”. E i meno antipatici sono proprio i partiti che, invece di concentrarsi sul modo di migliorare il Paese, confermano agli elettori che sì, hanno proprio ragione, “i politici sono tutti corrotti, tranne noi che cambieremo le carte in tavola”.

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