Una domanda sempre più diffusa oggi che, in particolare in Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile si presenta assai elevato, è correlata a un forte pessimismo: il titolo accademico non viene più visto come un investimento e, se da una parte fino a vent’anni fa esso assicurava certamente un’occupazione, attualmente non garantisce una certezza lavorativa. Il numero di laureati è infatti particolarmente cospicuo ed essendo in molte casi superiore rispetto alla quantità di posti di lavori disponibili, comporta inevitabilmente una carenza d’impiego. Il pensiero negativo è inoltre alimentato da altre due motivazioni. Una prima causa è costituita dai lunghi tempi necessari per trovare un’occupazione: secondo le statistiche i giovani laureati nel nostro Paese impiegano ben 7-8 anni in più rispetto ai laureati stranieri, perdendo così l’opportunità di impiegare la propria esperienza all’estero. In secondo luogo, l’alto tasso di abbandono universitario ha determinato a lungo andare la convinzione che l’università sia alla fine inutile. Non rivelano così le statistiche le quali invece dimostrano che la laurea resta in concreto, oltre a un arricchimento del proprio bagaglio culturale, una marcia in più rispetto al semplice diploma. Secondo i dati del Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, tra il 2007 e il 2014 il tasso di disoccupazione per i neolaureati è aumentato di 8,2 punti, passando dal 9,5% al 17,7%, ma lo stesso tasso è cresciuto doppiamente per i neodiplomati raggiungendo dal 13,1% il 30%. Appare dunque evidente che la laurea costituisce un vantaggio rispetto al diploma e, nonostante i tempi per ripagare i propri costi di studio siano purtroppo lunghi, si rivela a lungo termine una buona scelta. Di fronte allora alla situazione economica purtroppo non buona nel nostro Paese, resta fondamentale, soprattutto tra i giovani, continuare a sperare scegliendo in primo luogo il percorso universitario più adatto ai propri interessi e infine non dimenticando di essere cittadini del mondo e di poter considerare dunque la possibilità d’impiego all’ estero.

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