Il mondo ci sembra ogni giorno più grande, e noi umani ci sentiamo ogni giorno più piccoli di fronte all’imponenza di ciò che ci circonda. Sarà il progresso tecnologico, insieme al fatto che il numero di persone sulla Terra sta crescendo in modo esponenziale. E a crescere sono anche le banche dati, quegli enormi archivi che contengono ogni forma possibile di informazioni; alcune strettamente riservate, altre meno, dal nostro indirizzo email al codice di sicurezza di una carta di credito. E moltiplicandosi, questi dati hanno resa necessaria la presenza di figure professionali che li sappiano controllare, inserire, ordinare, interpretare, interrogare ed estrapolarne qualcosa di utile. Informatici? Matematici? Ormai si chiamano, per usare il comune termine anglosassone, “Data Scientists”. Esiste da pochi anni una disciplina, che è appunto la Data Science (la scienza dei dati), che consiste nello studio di questi big data, e che può trovare applicazione in ogni campo dell’economia moderna. Perché dei dati non si occupa più chi se ne intende mediamente, chi ha qualche nozione di informatica e se la cava in un’azienda di piccole dimensioni, ma sono diventati necessari specialisti del settore, che frequentano corsi universitari sull’argomento. Ne è un esempio il Master in “Data science for Travel, Tourism and Culture”, firmato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dal Ciset (Centro Internazionale di studi sull’Economia Turistica) nel gennaio del 2018, che forma gli studenti di matematica, fisica, informatica e statistica nel campo della gestione dei dati. E potrebbero essere proprio questi studenti neo-laureati a rappresentare il fulcro dell’economia del futuro che, nonostante statistiche e previsioni a lungo termine, non conosce ancora i propri protagonisti. E se anche così non sarà, i Data Scientists avranno comunque un ruolo fondamentale nella gestione di qualsiasi tipo di sistema, piccolo o grande, semplice o complesso, contenga esso qualche migliaio di dati, o ne acquisisca ogni giorno miliardi di nuovi.

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