Negli ultimi anni la tecnologia ha portato con sé moltissime innovazioni e l’uomo si è dovuto progressivamente adattare alle nuove soluzioni proposte. Specificamente nel mondo del lavoro, sappiamo che è stata introdotta integralmente l’intelligenza artificiale, accolta diversamente a seconda della posizione che assume nella gerarchia delle industrie. Difatti la figura del lavoratore medio è cambiata in maniera eccessiva in troppo poco tempo; oggi l’operaio non ha bisogno di competenze specifiche relative al lavoro che svolge così necessariamente, ma deve sapersi rapportare con i dati. Cosa sono i dati? Informazioni, informazioni e ancora informazioni. Il lavoratore nel mondo di oggi deve sapere essenzialmente come, dove e su cosa informarsi. Ciò implica alcune conoscenze basilari, tra cui quella della matematica, dell’informatica e se possibile dell’inglese, indispensabile per comunicare. Secondo alcuni dati infatti, circa il 65 % dei bambini di oggi svolgeranno mansioni che non possiamo ancora immaginare, ma sappiamo che entro il 2020 si perderanno circa 7 milioni di posti di lavoro nei ruoli amministrativi, mentre nei lavori riguardanti la matematica e l’ingegneria guadagneremo circa 2 milioni di posti. E i restanti 5? Molto probabilmente saranno sostituiti da macchine lavoratrici, soprattutto nei settori agricoli, di pesca e commerciali. D’altra parte le macchine non sostituiranno gli uomini nei settori dell’istruzione e della salute, ambiti sensibili che non potranno mai svolgere macchine senza una mente. Oltre ai mestieri relativi alla matematica, ritroviamo tra i mestieri del futuro che per adesso possiamo conoscere i data scientist, persone che riescono a gestire tutte queste informazioni.

Come siamo arrivati a questo? I cambiamenti hanno iniziato a verificarsi nei sistemi produttivi e nella divisione del lavoro, a partire dagli anni ’80. In particolare, possiamo identificare una prima grande trasformazione nell’arco temporale 1980-2005 e una seconda grande trasformazione a partire dalla seconda metà del primo decennio del XXI secolo e che è tutt’ora in corso. Principalmente tutto ciò a causa di 2 fattori principali, lo sviluppo tecnologico e la terziarizzazione dell’occupazione. In sostanza, tutto ha portato alla richiesta di competenze sempre maggiori ed elevate in ambito Big Data.

Soprattutto come ci prepariamo a questa “rivoluzione” nel mondo del lavoro? Purtroppo per noi, l’Italia non è fra i primi paesi a supportare questa svolta, essendo un paese ancora promotore dello sviluppo agricolo. Infatti in Italia, circa il 30% degli studenti non hanno competenze digitali e nelle scuole c’è un solo computer per 8 alunni. Un dato preoccupante, soprattutto in ambito scolastico, difatti le scuole italiane sono ancora troppo vecchie nell’organizzazione e nella mentalità per poter dare ai ragazzi la possibilità di prepararsi al futuro. Riusciremo ad arrivare preparati all’inizio della nuova era?

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