Qualche tempo fa era finito sulle prime pagine delle maggiori testate internazionali la notizia secondo cui la Volkswagen avrebbe finanziato esperimenti su esseri umani e animali. L’ articolo sosteneva che le cavie venivano pagate per respirare i gas di scarico dei motori diesel per osservarne gli effetti sulla salute. Non si è detto subito che lo studio risaliva a 4 anni fa e neppure che non si trattava dei gas di scarico dei motori diesel, ma solo di un’atmosfera respirabile contenente dosi di biossido di azoto a concentrazioni simili a quelle degli ambienti di lavoro. Questa gas non è tossico né cancerogeno, ma è un irritante per le vie respiratorie, innocuo per l’uomo se a concentrazioni bassi. Per rendere la storia più drammatica, i giornalisti distorsero i risultati della ricerca, inventandosi persino degli analoghi test su cavie animali. Questo incidente ci fa capire quanto l’informazione sia superficiale e facilmente manipolabile, e come il tema della sperimentazione su cavie vive attiri le attenzioni e i commenti delle persone. A questo settore della ricerca non sono nuove bufale di questa entità, che si sono susseguite negli anni soprattutto grazie alla disinformazione della rete. Nel corso degli anni si è dibattuto a lungo sull’ eticità di queste pratiche esaltando i risultati (anestetici, vaccini, insulina) e le crudeltà (vivisezioni), da cui è derivato il decreto del 1992. Gli articoli più importanti impediscono la vivisezione e la sperimentazione per cosmetici mentre permette la sperimentazione solo se non vi sono alternative possibili, cercando di usare gli animali con il minor sviluppo neurologico. Oggi purtroppo è necessario ancora testare i farmaci su un essere vivente, perché solo così è possibile vedere il reale effetto di un farmaco. Gli esperimenti informatici non convincono perché non tengono conto delle numerose variabili che entrano in gioco quando si somministra una sostanza estranea in un organismo vivente. In media di 100 principi attivi provati solo 42 superano il primo test per poi essere ritestati su un animale diverso. Questo ci fa intuire l’importanza della sperimentazione di un farmaco ma anche della sua pericolosità. Per esempio, negli anni 50-60 si prescriveva la Taladomide alle gravide, senza averla mai seriamente testata, provocando grossi deformazioni in migliaia di feti in tutto il mondo. Dopo questa catastrofe, nel 1962 fu introdotto l’obbligo della sperimentazione animale prima dell’approvazione di un medicinale. Probabilmente non troveremo mai una soluzione che soddisfi tutti, perché con il tempo cambia la società e ciò che noi consideriamo tollerabile adesso potrebbe diventare non etico domani.

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