Recentemente a Tempe, in Arizona, per la prima volta un’auto a guida autonoma è stata responsabile di un incidente mortale. Il veicolo della compagnia statunitense Uber stava circolando sul suolo pubblico al fine di eseguire una prova del mezzo. Un cittadino che stava attraversando la carreggiata al di fuori delle strisce pedonali è stato investito, sebbene sia stato pronto il tentativo di riprendere il controllo da parte di un collaudatore all’interno del veicolo.
Questo fatto ci fa riflettere e ci chiede se siamo favorevoli alla guida autonoma.
A questa domanda rispondo affermativamente, sostenendo che, a mio parere, ci sono molteplici benefici che si possono trarre da questo progetto.
Innanzitutto, presento il motivo più ovvio per il quale chiunque sosterrebbe questa modalità di trasporto: la mancanza di affaticamento da guida.
In presenza di questo aiuto tecnologico, oltre alla possibilità di svolgere altre funzioni, viene a mancare lo stress che molto spesso è causa di incidenti. Le statistiche confermano: nei paesi in cui i test sui veicoli autonomi sono condotti su strade aperte al pubblico il numero di incidenti causati da questo nuovo tipo di veicoli è nettamente inferiore a quello relativo ai mezzi con guida tradizionale. Qui emerge il vero scopo di questa tecnologia: costruire dei mezzi di trasporto sicuri e affidabili per sopperire al possibile errore umano.
Chi non la pensa come me, sicuramente farà leva sull’incidente appena accaduto, sostenendo che questa tecnologia non è stata all’altezza del suo compito.
Pensiero corretto, se non fosse che il fatto è un evento isolato rispetto ai molti veicoli autonomi in circolazione e il continuo sviluppo delle tecnologie permetterà sicuramente nel futuro la costruzione di auto con maggiori capacità di calcolo che faranno in modo che situazioni del genere non accadano più.
Chi non si fida della modalità di guida autonoma spesso sostiene che l’intelligenza artificiale non eguaglierà mai quella umana, ma a mio parere si sbaglia.
Come sostiene, Federico Faggin, originario di Vicenza, capo progetto del primo microprocessore nel 1971, i computer potranno avere tutto tranne la coscienza, cioè la capacità di compiere azioni in relazione alle emozioni e ai sentimenti che si provano. Nel caso dei veicoli a guida autonoma non si parla di robot che devono essere capaci di prendere decisioni tramite la coscienza, ma solamente di pura potenza di calcolo, interpretazione degli input ricevuti, sempre basandosi sul valore oggettivo della correttezza delle regole nel rispetto del codice stradale.
Ciò si materializza nel tradurre le informazioni percepite dalla strada, elaborarle e successivamente inviarle agli organi atti al movimento e al controllo dell’auto.
I computer, quindi, sebbene non abbiano un’interiorità, possiedono la capacità di ricevere, elaborare e inviare moltissime informazioni; tutto ciò, unito a un futuro processo tecnologico, permetterà capacità di comprensione delle situazioni migliori e tempi di reazione più veloci rispetto al comportamento umano.
Nel prossimo futuro, probabilmente non molto lontano, sulle strade circoleranno veicoli a guida autonoma. Se questo è auspicabile dal punto di vista della sicurezza, d’altro lato toglie all’uomo il piacere della guida, piacere irrinunciabile per molti automobilisti.
Il concetto sopra espresso si riflette in una possibile automazione di alcuni aspetti delle nostre vite, che ci potrebbe portare a compiere con semplicità azioni complesse con l’ausilio della tecnologia.
Ausili che, come molto spesso appaiono in vari film distopici, a volte si sostituiscono alle nostre potenzialità, togliendoci il gusto innato di svolgere delle azioni, di raggiungere i propri obbiettivi con le proprie capacità e impegno.
Concludo, sostenendo che, se viene a mancare questa componente, si perde il gusto della vita, il gusto di saper soddisfare se stessi con il proprio impegno.

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1 Comment
  1. thepiedpiper 8 mesi ago

    Personalmente sono d’accordo con quanto hai detto e concordo sul fatto che un singolo incidente, un fatto isolato, non sia abbastanza “disastroso” da fermare la produzione e l’utilizzo di automobili “intelligenti”. All’intervista rilasciata al quotidiano britannico “The Guardian” John M. Simson ha affermato che la difficolt

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