Privacy e sicurezza: due parole che sentiamo ogni giorno e che dovrebbero convivere in perfetta armonia. Purtroppo non sempre è così: chiara dimostrazione lo è il conflitto in corso tra l’Apple e il Dipartimento di Giustizia americano. L’FBI è, infatti, entrata in possesso dell’Iphone dell’autore di una sparatoria avvenuta in California ed ha chiesto all’Apple di creare una backdoor per poter accedere alle informazioni contenute nel cellulare e scoprire qualcosa in più riguardo la vita del terrorista. L’Apple si è però rifiutata di farlo, sostenendo di dover difendere la privacy di tutti i cittadini del mondo che con la creazione della backdoor sarebbe compromessa. La vicenda è così finita in tribunale, ma l’Fbi non si è presentata all’udienza, poiché è riuscita ad accedere alle informazioni contenute nello smartphone senza bisogno di aiuto. È nata dunque una grande sfida tra privacy e sicurezza, che ha suscitato l’opinione pubblica, attualmente divisa in due fazioni: chi preferisce la sicurezza e chi sostiene che al primo posto ci debba sempre essere la privacy. Personalmente, preferisco la sicurezza. Gli attentati terroristici sono all’ordine del giorno e se solo ci fosse un po’ più di controllo riusciremmo sicuramente a prevederli e prevenirli. Credo che per qualche tempo si possa fare a meno della privacy, che resta sempre di fondamentale importanza, ma passa in secondo piano quando si parla di sicurezza.

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