Sono sempre più frequenti, oggi, e stupiscono sempre meno l’opinione pubblica, i conclamati casi di doping nell’ambito sportivo, consistente nel potenziamento delle proprie capacità mediante l’assunzione di sostanze illegali. Ultimamente ha destato scalpore la sospensione a tempo indeterminato della Federazione Russa da ogni competizione sportiva, decisione quasi unanime per sospetto “doping di stato”, una torbida vicenda in cui non è ancora stata fatta luce e che sembra non limitarsi al solo ambito sportivo. È sicuramente una disfatta per l’atletica russa, ma è in generale l’intero mondo sportivo ad essere profondamente colpito da questa situazione. Da Shwazer a Pantani, da Ben Johnson agli odierni atleti (e non solo) inquisiti in Russia: gli scandali sono stati e saranno ancora innumerevoli, in un mondo sportivo che sta radicalmente cambiando. E mentre il Presidente russo Putin tuona di “accuse infondate”, si profila uno scontro che non è solo sportivo, bensì anche diplomatico e politico, in un tempo in cui i rapporti tra la comunità internazionale ed il Paese orientale sono sempre più precari.
Il doping è dunque il simbolo di una debolezza non solo individuale, bensì di un intero mondo sportivo ormai contaminato dal denaro e dall’ossessione per il successo, un mondo che perde sempre più credibilità agli occhi di tutti, rischiando di perdere il suo ruolo primario nell’educazione e nella formazione. Se infatti un tempo lo sport era passione, costanza, impegno, lealtà, onestà, ora sembra scivolare sempre più in un vortice di denaro ed interessi, diventando uno dei tanti business dei potenti magnati. Gli stessi campioni e sportivi sono sempre più strumentalizzati, elevati ad icone indiscutibili e perfette, poste su uno scranno di oneri che mai vorranno cedere, ad ogni costo, anche se il prezzo da pagare fosse l’illegalità.
In una frammentaria realtà in cui la stabilità e la pace sono sempre più rare, è necessario ritornare ai valori originari di uno sport “sano”, privo delle vili contaminazioni che lo hanno corrotto negli ultimi anni; ad una nobile visione dello sport, che unisca i popoli e dissolva l’odio, una sana competizione in grado di andare oltre le comuni divisioni politiche ed operare ciò per cui lo sport è nato: unire le nazioni in armonia.

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1 Comment
  1. mikyreporter 6 anni ago

    Ho iniziato da poco a leggere ci

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