Alla luce dei sospetti nati recentemente sulla Russia in campo sportivo, ritorna il dibattito e la sensibilizzazione all’uso del doping nello sport. Cosa porta un atleta ad inquinare così tanto il suo corpo? La voglia di vincere, di essere il migliore, di dominare gli altri in un risultato. La vittoria alletta così tanto lo sportivo da fargli dimenticare che i risultati raggiunti non sono veramente farina del proprio sacco e da prendere in giro tanti atleti che lavorano sodo per un obiettivo. Un atleta è un cultore del proprio corpo. È il suo strumento, la sua casa, ciò che deve lavorare per ottenere l’esito voluto e pertanto non lo rovina in alcun modo. Chi fa uso di doping non è un atleta, semplice. Logora il proprio corpo per il successo e non è questa la giusta morale. Se la gente non adorasse un atleta, di cui si è venuti a conoscenza che fa uso di tali sostanze, forse si renderebbe conto di quanto siano inutili le proprie azioni e volatile il calore della folla. La fama acceca così tanto da far violare una quasi legge per chi pratica attività sportiva e la salute del proprio corpo. Siamo chiari, non si tratta di essere vanitosi, ma di proporsi di essere sani ed in salute per affrontare al meglio gli allenamenti quotidiani di cui si ha bisogno. Secondo alcuni giornalisti non è un caso che ci siano nazioni vincitrici di molteplici medaglie che al momento della scoperta dell’uso di doping da parte dei loro atleti, non ne vincano più alcuna. Forse è lo stato che a livello agonistico propone l’utilizzo di queste sostanze per dimostrare di essere più forte, forse no, non ci è dato sapere, ma di certo gli atleti che fanno uso di doping perdono di vista il principio fondamentale dello sport: il rispetto del proprio corpo.

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