Lo sport è praticato dall’umanità sin dall’antichità ed è sempre stato visto come un modo per portare a se stessi onore e per intrattenere il pubblico con prodezze. Non è certo un caso se già gli antichi Greci organizzavano le Olimpiadi. La nostra storia conferma come siamo sempre stati attratti da chi riusciva a compiere i gesti atletici più impensabili e oggi, grazie anche ai potenti mezzi di comunicazione, l’intero pianeta può seguire tornei e campionati di ogni disciplina. Allo stesso modo però è aumentata la concorrenza fra le nazioni e le braccia dell’illegalità si sono spinte fin qui, con il nome di doping. Qualsiasi vero sportivo sa che la chiave per il successo è l’allenamento costante, unito al fairplay, o meglio al gioco pulito. Esistono però atleti che, probabilmente per paura di non essere all’altezza o per una smodata ricerca della vittoria, decidono di prendere una pericolosa scorciatoia, assumendo sostanze che aumentano artificialmente le prestazioni e avvicinano alla medaglia. Si tratta di azioni fortemente immorali, che demoliscono lo spirito di sana rivalità presente nello sport. Doparsi significa dare forza al corpo, ma una forza fasulla, non ottenuta con la fatica e l’impegno e che presto sparirà. Cosa resterà dopo? Un uomo debole, che non ha saputo far fronte alle fatiche di un allenamento e ha rinunciato alla pratica del proprio sport. Rinunciato, perché praticare uno sport vuol dire darsi da fare per arrivare a farlo al meglio senza scorciatoie, vuol dire mettersi in gioco e dare il massimo di sé e soprattutto vuol dire rispettare gli avversari, cosa che il doping certo non consente di fare. I veri sportivi non hanno bisogno di artifizi per vincere. Aggiungere sostanze al proprio corpo porta a cancellare l’anima. La coscienza si sporca anche se non ce ne rendiamo conto e una vittoria non meritata è la più grande sconfitta che si possa subire.

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1 Comment
  1. miristella 6 anni ago

    Il titolo dell’articolo mi ha colpito subito,

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