Il tentativo di migliorare le proprie prestazioni fisiche con farmaci è antichissimo: per la maratona e il ciclismo alle Olimpiadi di Saint Louis del 1904 alcuni atleti avevano assunto eccitanti per prolungare gli sforzi; quattro anni più tardi a Londra il vincitore della maratona Johnny Hayes era stato fortemente sospettato di aver utilizzato eccitanti pesanti. Lo stesso Fausto Coppi nel 1952 aveva dichiarato in un’intervista che l’uso della “bomba” (anfetamine) era comune a tutto il gruppo. Nel corso della Guerra Fredda lo sport olimpico era diventato confronto tra super potenze o affermazione di Paesi satelliti: la Germania dell’Est finì seconda nel medagliere di Seoul nel 1988. Iniziò così il “doping di Stato” che influenzò il modo di preparare gli atleti per le principali competizioni: per questo motivo il più grande scandalo doping, sul finire della Guerra Fredda, in cui i centri di controllo della corretta pratica sportiva avevano maggiore libertà, fu quello di Ben Johnson della Federazione Canadese, troppo debole per essere rivale dell’americano Carl Lewis. A partire dagli anni ’80 si comincia a guardare il doping come un attentato alla lealtà sportiva e dal 2000 si parla di giuramento olimpico “per uno sport senza doping e senza droghe”. In quest’ottica il 9 novembre 2015 a Ginevra la Wada (Commissione d’Inchiesta dell’Agenzia Mondiale Antidoping) ha presentato un report di 323 pagine in cui accusa la Federazione Russa di atletica di aver dopato i propri atleti, con la complicità del Ministero dello Sport. Cinque atleti partecipanti alle Olimpiadi di Londra 2012 rischiano la squalifica a vita. Per la Federazione Russa il totale di medaglie vinte è passato da 63, alle olimpiadi di Atlanta (1996), a 82, alle Olimpiadi di Londra. Anche la Cina, la prossima ad essere indagata, è passata da un totale di 32 (1984) a 88 (2012). “Non mi pento di aver dopato i miei atleti”: così ha dichiarato un medico in un’intervista di Giovanni Battistuzzi del 13 agosto 2015 su “Il foglio”; afferma che lo sport e la medicina sono vicini tra loro perché nello sport il fisico si avvicina al “limite” e per questo motivo deve essere controllato, studiato e aiutato dalla medicina, e proprio perché lo sport ha perso la sua dimensione di attività fisica e si è trasformato in uno spettacolo non si può più parlare di etica sportiva. Sempre secondo il medico sportivo sostanze come Epo e Cera sono dannose e vanno proibite ma l’autotrasfusione ossigenata non è così dannosa, bisogna quindi porsi la domanda cosa intendiamo per doping. Per lo stesso motivo il non-uso di sostanze dopanti nello sport professionistico è necessario perché interessa miliardi di persone che vogliono avere la certezza che il risultato sia sano; inoltre, poiché allo sport sono legate grandi somme di denaro, bisogna dare trasparenza e nello stesso tempo evitare truffe. Lo sport come addestramento del corpo fine a se stesso si riduce a ben poca cosa senza la visione di quest’ultimo come un esempio di correttezza morale. Nella nostra società competitiva e produttivistica, è più importante il risultato piuttosto che il modo in cui lo si ottiene; lo spettacolo, il successo e il denaro vengono dopo e non dovrebbero neanche entrare in maniera così importante nell’aspetto sportivo.

Francesco Moro 4D

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Commenti
  1. federotulo 6 anni ago

    Un bell’articolo a parer mio perch

  2. elebyele2 6 anni ago

    La sana competizione

  3. wilcadu 6 anni ago

    Il doping

  4. riccdesiree 6 anni ago

    “Ci si pu

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