“SCANDALO ARMSTRONG!” “RETROSCENA SU CONTADOR!” Solo due dei titoli che negli ultimi tempi sono apparsi sui giornali. Tutti e due riconducibili ad un’unica via: il doping. Che in poche parole sarebbe l’assunzione di sostanze proibite con lo scopo di aumentare le prestazioni sportive. Recentemente lo sport si sta macchiando sempre di più di quest’ onta, che rischia di compromettere l’immagine dello sport stesso. Di uno sport che dovrebbe invece rappresentare il concetto del pulito e dell’onesto in un mondo di sporcizia e di disonestà. Perché lo sport nella società di oggi, così come nella società di ieri, svolge un importantissimo ruolo nello sviluppo psico-fisico di un individuo. E quando si tinge di colori foschi, come droga, psicofarmaci, sostanze illecite, sconfina in un mondo che non è il suo. È l’anti-sport. Le cronache di oggi e di ieri, ciclicamente raccontano casi di atleti “dopati” pur di ottenere la vittoria. Dunque sport equivarrebbe a vincere. Sempre. Ad ogni costo. Non esiste nello sport la parola perdere. E quando vengono a mancare le proprie forze è dura accettare una sconfitta. Allora fa l’ingresso in scena lui: il doping. Il deus ex machina che aiuta a salire sul podio dei vincitori. Ma vincere… a quale prezzo? Anche a prezzo della vita o della propria carriera? Basta, infatti, che la notizia di un atleta positivo ai test impazzisca tra i media e l’immagine è “bella che andata”. Allora, a che serve la gloria di un momento, se poi un mito viene demitizzato? Basti vedere il caso di Lance Amstrong, il famoso ex-ciclista che tra il 1999 e il 2005 aveva vinto ben 7 tour de France di fila. Poi si è scoperto che questi successi sono avvenuti sotto l’effetto di sostanze dopanti, e quindi i titoli gli sono stati revocati. “Senza doping non si può vincere una competizione come il Tour de France” ha dichiarato Armstrong stesso. Ma su questa dichiarazione, si nutrono forti riserve. Basti chiedere a campioni del calibro di Bernard Hinault, Eddie Merckx, Fausto Coppi , o senza andare troppo lontani nel tempo, Vincenzo Nibali. Le loro vittorie sono passate alla storia. E che dire dei famosi duelli Merckx-Gimondi, Coppi-Bartali. Esempi eclatanti di sport allo stato puro. Perché è proprio questo il bello di uno sport come il ciclismo: poter indossare l’agognata maglia. Che sia rosa, gialla o rossa, non importa. Ma che profumi di sudore, che profumi di una meritata vittoria, questo è quel che conta. Un altro punto a sfavore del doping. Il dito di accusa deve essere mosso, allora, contro chi ne fa uso e contro chi muove i fili del sistema pur di ottenere una vittoria. Politica o sportiva che sia. Pare infatti che ci sia una stretta correlazione tra medaglia vinta e potenza di una nazione. Questa è l’opinione che si ricava dai dati delle ultime edizioni delle Olimpiadi, che se sarà accertata avrà un’impattata violenta sull’opinione pubblica. E se lo sport è pure politicizzato, beh, allora, il cerchio si chiude. Bisogna restituire il campo a chi spetta. E soprattutto restituire l’immagine onesta di un campo, quale quello dello sport, come luogo di divertimento e di svago. Alzare il livello e la quantità dei controlli prima e dopo le gare, approntare delle leggi che puniscano i disonesti: sono le misure che bisogna adottare. Adesso, prima che sia troppo tardi. Perché chi non arriva alla vittoria con le proprie forze ma invoca aiuto a “mezzi” altri, non merita di essere chiamato campione.

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Commenti
  1. elebyele2 6 anni ago

    Onest

  2. riccdesiree 6 anni ago

    Ciao la foto

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