Il doping consiste nell’assunzione, da parte di un atleta, di sostanze proibite, allo scopo di aumentare le prestazioni fisiche.
A parer mio, il doping è la vera e propria rovina dello sport e, ogni volta che sento di nuovi scandali, mi rattristo, perché è un rinnegare valori fondamentali, come la lealtà, la solidarietà e la sana competizione. Proprio lo sport, infatti, ci può aiutare a creare un modello di educazione valida e corretta. Ma se pur di vincere si utilizzano metodi sleali, ciò che viene creato è l’esatto opposto.
Ritengo, inoltre, che con le discipline che vengono praticate al giorno d’oggi, ci si sia spinti troppo oltre. Gli atleti sono costretti a compiere sforzi sovrumani, con allenamenti sfinenti e continui per rendere al massimo. Di conseguenza, possiamo considerare “umano” un atleta che, pur di far risultato, ricorre a metodi antisportivi, perché ritiene, dal suo punto di vista, intollerabile una possibile sconfitta? Il problema è proprio questo. Superati certi livelli, lo sport non è più un sano modello educativo, ma diventa una malsana competizione.
A questo punto, però, sorge spontanea una domanda. Se così fosse, perché il doping è diffusissimo anche a livello di dilettanti?
Tutti noi, quando parliamo di sport, facciamo riferimento ai massimi livelli, e ai massimi livelli conta solo vincere a tutti i costi. Un atleta dilettante, come tutti, si sente spronato a vincere, e se si vince facile è meglio. C’è da aggiungere anche che nelle basse categorie i controlli sono quasi del tutto assenti, e quindi doparsi è anche più facile.
Detto questo, mi sento di definire il doping nello sport come specchio della società in cui viviamo. Al mondo ognuno di noi, per essere un vincente, deve dimostrare di essere migliore rispetto agli altri ed è più semplice farlo scorrettamente. Nello sport questo fenomeno si manifesta mediante il doping, ma se osserviamo attentamente le dinamiche sociali il risultato non cambia. Cose analoghe accadono di continuo e si manifestano in diverso modo al variare dell’ambiente, ma il funzionamento è sempre lo stesso.
Per migliorare questi comportamenti bisogna dare un corretto esempio; sono sicuro che se tutti gli atleti fossero persone moralmente rette che si comportassero sportivamente in ogni competizione, le dinamiche del nostro mondo inizierebbero a cambiare. Probabilmente, osservando i nostri idoli, inizieremmo a scimmiottarli (come già facciamo in negativo), arrivando al risultato di comportarci più correttamente l’un l’altro.
Inoltre, è importante considerare il fatto che il doping non è una cosa recente; ci sono stati fenomeni frequenti anche nel passato, segno che in fin dei conti non siamo cambiati. Cadiamo in continue tentazioni scorrette, e non tutti (ahimè) sanno comportarsi onestamente.
Riassumendo, se il doping fosse anche umanamente comprensibile, non è per nessuna ragione giustificabile. Bisogna veramente cambiare direzione, considerando lo sport per quello che realmente è e che di buono ci trasmette.

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