Da sempre lo sport ha avuto come obbiettivo quello di sfidare i limiti delle prestazioni umane attraverso competizioni o cooperazioni con i propri simili in svariate attività fisiche.
Inoltre, lo sport ha garantito agli atleti le regole per curare una buona salute fisica e un gioco corretto e leale, rimanendo sempre nei limiti umani.
Purtroppo, oggi, accade spesso che le gare vengano vinte dall’atleta meno corretto più che da quello più meritevole.
L’introduzione del doping ha stravolto l’ideale di sportività, portando la competizione ad un aspetto molto diverso da quello che era, cioè un semplice confronto di abilità.
Molte persone, quindi, vedono oggi lo sport con scetticismo o diffidenza, perché non si sa mai con chiarezza se il risultato di un atleta sia stato raggiunto tramite le sue abilità o con aiuto di sostanze dopanti.
In questo modo, si sfigura l’immagine generale dello sportivo, che, grazie all’allenamento, con dedizione e sacrificio raggiunge risultati gratificanti nel tempo.
Utilizzare il doping, oltre ad essere scorretto nei confronti degli avversari, si rivela dannoso anche per la salute di chi lo utilizza, perché non fa altro che accentuarne le debolezze sia fisiche che emotive, ed è anche scorretto nei confronti degli stessi tifosi, che ammirano un atleta per la sua abilità.
Sembra, quindi, che per alcuni individui non sia più importante dimostrare le proprie capacità, ma semplicemente raggiungere un risultato.
Concludo, quindi col dire che il doping danneggia chi ne fa uso, ma rovina anche l’idea che si ha degli atleti e dello sport, degradando una nobile attività ad una serie di pratiche truccate.

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