Al giorno d’oggi all’interno del mondo dello sport se ne sono viste di tutti i colori, dal calcio scommesse, ai mondiali del 2006 comprati, alle squalifiche per doping.
Queste ultime, soprattutto ultimamente, sono fin troppo comuni, gli esempi che si potrebbero fare sono moltissimi ma credo che i più significativi e recenti siano quelli che hanno riguardato la nazionale russa di atletica, quella giamaicana, Alex Schwazer. Tralasciando tutti gli scandali di doping che hanno coinvolto il mondo del ciclismo. Quest’ultimo credo sia senza dubbio lo sport più colpito da questo problema sempre più in aumento.
Questa escalation è data soprattutto dall’evoluzione e dalla precisione dei macchinari a cui non ci si può sottrarre. Gli sport maggiormente coinvolti in questo scandalo sono senza dubbio il ciclismo e l’atletica leggera, che hanno moltissimi atleti coinvolti, si pensi al già citato Alex Schwazer o a Justin Gatlin e Alberto Contador. Questi sono solo alcuni dei moltissimi atleti trovati positivi ai test anti-doping.
Con tutti questi riscontri positivi anche lo sport in questione fa una bruttissima figura: perde di credibilità, non è più uno sport “sano” in cui vince il più forte; diventa uno sport in cui solo chi si droga riesce a vincere.
Anche gli atleti se vengono scoperti passano dalle stelle alle stalle: iniziano ad essere considerati poco e vengono identificati come drogati. L’esempio più lampante mi riporta ad Alex Schwazer; atleta italiano che praticava la disciplina della marcia e aveva vinto praticamente tutto. Un giorno si è scoperto che aveva assunto sostanze stupefacenti: a questo punto la sua immagine si è distrutta, tant’è che anche oggi, quando si parla di Alex, non lo si ricorda per i trionfi e le medaglie vinte, ma per la sua squalifica per doping. Per colpa di un atleta poi ci va di mezzo tutta l’intera disciplina, che perde credibilità e rispetto.
Non si dovrebbe fare uso di droghe nella vita reale, tantomeno nello sport.
Ci si rovina la salute, la propria immagine e s’incorre in sanzioni che possono durare anche anni, ci si rovina la carriera ma soprattutto la vita.
Per un genitore diventa difficile anche mandare il proprio figlio a praticare uno sport; dato che vaga nell’aria il rischio che prima o poi, man mano si alza il livello, si venga obbligati ad assumere droghe.
Ci sono casi, di cui non si parla mai, in cui ragazzi di quindici anni vengono obbligati a drogarsi per poter partecipare con successo alle gare.
Non si ha più nemmeno la sicurezza di mandare il proprio figlio in un ambiente sicuro neanche quando va a fare sport, perché esso in generale sta attraversando un brutto periodo, più ci si avvicina ai livelli agonistici più si incorre nel rischio di venire trascinati nel mondo del doping. Bisogna limitare il più possibile questi avvenimenti in modo da far ritornare lo sport un’attività piacevole che limita lo stress, non che rovina la vita attraverso droghe e rimpianti.

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