All’interno di vari sport, molti atleti ricorrono all’uso di sostanze dopanti al fine di migliorare le proprie prestazioni. Il termine “doping” deriva dall’inglese to dope, cioè “drogare”. Consiste nell’assunzione di sostanze che permettono l’aumento non fisiologico delle prestazioni dell’atleta, danneggiando però la sua stessa integrità psicofisica.

È un’usanza che è presente fin dall’antichità: persino gli sportivi dell’antica Grecia assumevano miscele e composti naturali, ricavati da funghi, unguenti e semi di sesamo. Si comincia a parlare di vero doping negli anni Venti, quando nascono le prime associazioni antidoping, di cui la prima fu International Association of Athletics Federation (IAAF). Le prime voci sull’utilizzo di anfetamine, composto di solfato e fosfato, si hanno ai giochi di Berlino del 1936. Nel corso degli anni Sessanta fanno il loro esordio i controlli per rilevare l’uso di sostanze proibite; infatti nel 1967 il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) stampa per la prima volta la lista delle sostanze proibite. Manca però un modo per scoprire l’impiego di steroidi anabolizzanti, entrati nelle borse degli atleti fin dagli anni Cinquanta e nella lista delle sostanze proibite nel 1974. Infine nel 1985 il CIO ha bandito anche il doping ematico, ovvero sangue ossigenato.

Le principali sostanze dopanti si suddividono in quattro categorie: stimolanti nervosi, utilizzati nelle gare a lunga durata, dato che anestetizzano le aree del cervello che permettono di percepire la fatica; ormoni, utilizzati nelle gare a breve durata, che aumentano la forza e di conseguenza le prestazioni; diuretici, utilizzati esclusivamente nelle gare corpo a corpo, al fine di rientrare col peso massimo in una categoria; e infine, anche se meno utilizzati, ci sono le autoemotrasfusioni, che consistono nell’immissione all’interno delle vene del proprio sangue ossigenato.

Al giorno d’oggi l’uso di droghe mina l’idea fondamentale dello sport, che si basa su una leale forma di competizione; inoltre esse, in alcuni casi, possono arrecare danni irreversibili alla salute. Per combattere l’uso del doping vengono effettuati scrupolosi controlli prima e dopo le competizioni e, in caso risultino positivi, agli atleti viene impedito di gareggiare oppure vengono privati delle medaglie vinte.

In Italia l’appuntamento con la droga inizia sempre prima… Nella maggior parte dei casi l’approccio con gli stupefacenti si ha fra i 14 e i 16 anni. Come mai tanta precocità?

Sembrerebbe che questi adolescenti si dopino contro le difficoltà della vita e contro pressioni troppo grandi da gestire, per questo è necessario che lo sport sia un divertimento e non uno stress.

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Commenti
  1. elebyele2 6 anni ago

    La sana competizione

  2. Marco 6 anni ago

    Ciao Sofisant,questa volta ti sei impegnata un po’di pi

  3. paolaaa 6 anni ago

    Il doping

  4. scienza1998 6 anni ago

    Il doping

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