L’Italia è uno dei paesi industrializzati con la maggiore disuguaglianza dei redditi, anche perché il divario tra ricchi e poveri è andato ampliandosi negli ultimi decenni. Il reddito medio dichiarato dagli italiani è 20 690 euro all’anno. Questo vuol dire che il 94% dei contribuenti è sotto i 50 000 euro e la piramide degli stipendi è schiacciata verso il basso: ci sono tante persone che guadagnano poco e pochissimi che guadagnano moltissimo. Esiste infatti una fetta di super ricchissimi che guadagna più di 300 000 euro all’anno, questi soggetti sono 34 000 in tutta Italia. Infatti, secondo la Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche detiene il il 46% del patrimonio nazionale. l’Italia è diventato un paese pieno di diseguaglianze, che si sta impoverendo alla velocità della luce. E’ vero che la ricchezza totale degli italiani sta diminuendo ma il nostro paese , per quel che riguarda le diseguaglianze, non se la passa poi tanto peggio di altre nazioni industrializzate. Tra il 2000 e il 2015, la ricchezza complessiva degli italiani è cresciuta di ben 4.528 miliardi di dollari. Ma, come si può facilmente intuire, tutta questa crescita è stata un aumento che ha riguardato una piccola percentuale dei cittadini del nostro paese. In base a uno studio dell’Ocse, la penisola è all’ottavo posto tra i 34 paesi aderenti all’organizzazione per il divario dei redditi tra le persone in età lavorativa ed è quinta per l’allargamento del gap tra la metà degli anni 80 e la fine degli anni 2000. Basta prendere un libro di storia per notare le differenze tra i due ceti sociali. La classe privilegiata era, ovviamente, quella dei ricchi, i quali escludevano, da ogni tipo di evento, la classe dei poveri. E’ raro che oggi si trovi gente abbastanza ricca la quale discrimina gente con delle difficoltà economiche. Fortunatamente, la maggior parte della popolazione italiana con un lavoro, anche se con pochi soldi, riesce a soddisfare le esigenza primarie e anche i bisogni secondari. Quando spendiamo del denaro però, dobbiamo avere sempre un minimo di buon senso e pensare a tutte quelle persone meno fortunate di noi che non possono permettersi nemmeno di acquistare le cose primarie.

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