C’era una volta, nel lontano 1700, un’Europa martoriata dal sistema capitalistico che aveva portato a delle conseguenze sociali disastrose: i lavoratori venivano fruttati per lavorare ore su ore senza norme di sicurezza in vigore e con un salario minimo. Per fortuna già nella fine del 1800 la situazione si assesta, e con tutti i moti di rivoluzione e le battaglie a favore del cambiamento, finalmente si sposò una nuova ideologia economica: il liberismo. Il liberismo favorisce il libero mercato e limita l’intervento dello Stato. Tutta l’Europa cambia in questo periodo; la caduta dei prezzi permette l’innalzamento del potere d’acquisto dei salari in generale. Nel ‘900, purtroppo, nazioni ricche (come la Germania) alzeranno i dazi ed adotteranno un’economia protezionista, chiusa. Gli Stati Uniti oggi stanno facendo esattamente la stessa cosa con Europa e Cina. Alquanto azzardato da parte del presidente Donald Trump, sempre dalla parte dell’estremismo più perverso ed errato. La Casa Bianca accusa la potenza asiatica di violazioni della proprietà intellettuale e indebite pressioni su trasferimenti di tecnologia ai danni di aziende americane. Trump sta praticamente alimentando un sistema fatto di scambio di potere e mazzette, di chiusura e completa ignoranza. Eppure, come potevamo non pensare che questo presidente non avrebbe intaccato in malo modo anche e sopratutto la politica economica?

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