Per politica estera si intende la definizione delle priorità e degli interessi nell'ambito delle relazioni
che i governi dei vari Stati della Comunità internazionale intrattengono tra di loro. Negli ultimi
anni, ai tradizionali partecipanti della politica estera, ovvero gli enti statali, si sono aggiunte nuove
organizzazioni internazionali non governative (ONG), come il WWF o Emergency, e numerosi
colossi multinazionali.
Uno dei concetti fondamentali che stanno alla base delle relazioni internazionali tra potenze
economiche è quello della cooperazione: solo rispettando questo principio è possibile mantenere
stabile la situazione economica mondiale, senza andare incontro alle cosiddette guerre commerciali.
Tuttavia, non sempre questi principi vengono rispettati, e talvolta vengono messi in secondo piano
in nome del guadagno di un singolo paese. Ne è un esempio la politica commerciale nazionalista,
che vede come scopo principale il potenziamento delle energie economiche della nazione, raggiunto
grazie ad un ampio intervento dello Stato nelle decisioni di politica commerciale e ad un
favoritismo verso i prodotti locali. Questo tipo di politica estera rappresenta una chiusura nei
confronti delle altre nazioni, volta a preservare e ad incentivare la produzione o il consumo di beni
locali.
Una manovra di questo tipo è quella intrapresa da Trump nei primi giorni di marzo, ovvero
l’imposizione di dazi sull’importazione di alluminio (10%) e di acciaio (25%). Queste cifre hanno
dato vita ad un coro di proteste da parte di Europa, Cina e Canada, i tre principali fornitori di
acciaio ed alluminio degli Stati Uniti. “Dazi inaccettabili” è stata la risposta di Francois-Philippe
Champagne, ministro canadese del commercio: inaccettabili in quanto Canada e USA sono legati
non solo da una partnership commerciale (Nafta), ma anche da un’alleanza difensiva; il Canada è
infatti membro della Nato e del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (NORAD).
Simile è stata la risposta dell’Europa: Junker, il presidente della Commissione UE, ha infatti
dichiarato che “l’Europa reagirà in modo fermo e proporzionato per difendere i suoi interessi” e
inoltre che “la Commissione presenterà una proposta per ottenere contromisure compatibili presso il
WTO contro gli Usa per bilanciare la situazione”. Più pacata è stata la risposta di Li Keqiang, primo
ministro cinese, che ha affermato di non voler vedere guerre commerciali tra Cina e Usa, ritenendo
che “le dispute devono essere risolte con i negoziati, le consultazioni e il dialogo”.
Queste proteste, in parte, sono state accolte dagli Usa: Trump ha infatti risparmiato l’Europa
dall’imposizione dei dazi, insieme ad Australia, Corea del Sud, Argentina e Brasile. Ancora incerto
è il verdetto sull’esenzione della Cina, scelta resa ancor più complicata dalla minaccia di una
sanzione di oltre 60 miliardi di dollari ai danni della Cina per furto di segreti tecnologici e di stato.
La politica estera seguita dalle più grandi potenze commerciali negli ultimi secoli ha quindi portato
sì alla creazione di un mercato globale che offre, almeno ai paesi più sviluppati, grandi possibilità di
guadagno, ma, oltre ad escludere gli stati più arretrati, ha creato un ecosistema commerciale assai
fragile, dove ogni tentativo di modificare il proprio orientamento economico può portare a grandi
fratture o persino guerre economiche.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2018 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account