Oggi siamo in grado di misurare tutto: indici, misuratori, sondaggi, ricerche, analisi… Ogni aspetto della nostra esistenza può essere calibrato, misurato, valutato, persino la felicità (grazie al World Happiness Report).
Ma di chi possiamo fidarci? Chi può assicurarci un indice imparziale ed attendibile con cui classificare la realtà?
Senza alcun dubbio l’affidabilità di un sondaggio viene determinata in primo luogo dai molteplici criteri che sono stati considerati per effettuare la misurazione. L’oggettività e l’affidabilità del sondaggio, poi, dipendono dal suo carattere scientifico, ovvero la capacità del campione considerato ed interrogato di rappresentare statisticamente l’universo, costituendone una fedele riproduzione, sia pure in miniatura. Ciò che conta, dunque, è la rappresentatività statistica del campione interrogato rispetto all’intero universo. Anche la fonte gioca un ruolo fondamentale nel famigerato “algoritmo della fiducia”: una fonte autorevole dissipa più facilmente ogni dubbio relativo ad una notizia; se affermiamo di aver letto qualcosa su un’autorevole testata nazionale genereremo maggiore fiducia nel nostro interlocutore, al contrario di quanto accadrebbe se ciò che affermiamo fosse estrapolato da un ben poco noto blog.
Vi è poi la suggestione, che riveste un ruolo non indifferente. Non siamo in grado, infatti, di essere obiettivi ed imparziali, poiché subiremo sempre l’influenza di un amico, un familiare, un’autorità che, adducendo ulteriori indici e prove, deforma le nostre passate credenze.
È dunque di primaria importanza tentare di mantenere una visione oggettiva e distaccata della realtà, evitando i condizionamenti e le suggestioni ma non rifuggendo lo scambio di informazioni, ed affidare la propria informazione a fonti autorevoli, che siano in grado di comunicare in modo completo ed approfondito ciò di cui si necessita.
La fiducia deriva dall’autorevolezza.

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