Per misurare qualsiasi cosa, oggi si fa ricorso agli indici. Questi tramite grafici fanno capire l’andamento di un’azienda, il tasso di disoccupazione, qual è la città più vivibile… Quelli che ho citato sono solo alcuni degli esempi di indici e la lista potrebbe continuare all’infinito. Fra i tre che ho riportato, ovviamente, credo siano più sicuri i primi due. Per misurare, infatti, la crescita o la decrescita delle vendite si fa riferimento ai registri, dove sono appuntati tutti i dati e quindi non si può sbagliare. Per quanto riguarda i tassi ci sono delle differenze; se per esempio si guarda il tasso di disoccupazione del 2014, si hanno i dati certi perché l’anno è finito e si sono fatte tutte le misurazioni adeguate. Se invece si parla di un tasso che diminuirà (o si alzerà) nel corso del 2016, non posso dire di fidarmi cecamente. Questi, infatti, sono basati sulla probabilità che è un dato variabile.
Per quanto riguarda l’ultimo indice che ho elencato all’inizio, è quello di cui mi fido di meno. Infatti tutti gli indici d’opinione, come anche per esempio la città più bella, la canzone più ascoltata, sono basati su un numero limitato di persone.
Concludo dicendo che qualunque sia l’esito degli indici, nessuno deve farsi influenzare e deve mantenere la sua idea.

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