I sondaggi, ormai, ci accompagnano ovunque. Sono presenti in tutti i media, ogni giorno, perfino più volte al giorno. E interrogano, ci interrogano, su tutto. Il futuro, l’economia, la sicurezza, lo sport, il lavoro, il tempo libero. Ma soprattutto sulla politica. Rivelano i giudizi sui partiti e sui leader politici e gli istituti demoscopici che li eseguono li presentano e li commentano in video o sui giornali, proponendo le stime di voto e gli eventuali spostamenti. Alla base di questi rilevamenti di opinione vi sono rigide formule matematiche che vengono sapientemente “gestite”, piuttosto che rigorosamente applicate da team di studiosi ed esperti. La missione che costoro si propongono consiste nella capacità di indagare “l’opinione pubblica”, analizzando e ricomponendo i multiformi aspetti dei soggetti interpellati: elettori, consumatori, cittadini, lavoratori…Il vero guaio è che, col passar del tempo, si è notato che nell’utilizzo dei risultati offerti dalle rilevazioni manca una vera e propria cultura del sondaggio se è vero che negli anni passati hanno pesantemente influenzato l’opinione pubblica, soprattutto nell’orientamento della scelta politica proposta agli italiani. Secondo me bisognerebbe abbassare le pretese rispetto alla loro funzione di “sfere di cristallo”, smettendola di affidare loro credibilità assoluta, oggettivamente valida e accettabile passivamente, come sono stati considerati finora. Il sondaggio deve essere ritenuto necessario strumento di analisi, senza mai perdere di vista i suoi limiti. In parte contenuti nello strumento d’indagine, in parte aggravati da nuove sfide metodologiche in un momento di svolta tecnologica e dei sistemi democratici, che si trasformano ad una velocità sconosciuta in passato. A trasformarsi sono anche i media e gli strumenti a disposizione dell’opinione pubblica. I trend di opinione che scaturiscono dai social network non nascono da indagini scientifiche, ma vengono spesso percepiti come tali, assurgendo a pietra di paragone, a vera “fotografia del popolo”. A monte ci deve essere, però, una preparazione seria e precisa di operazioni che non sono per nulla semplici, ma che mettono a dura prova la serietà dei professionisti incaricati a svolgere questi sondaggi di rilevamento di opinioni. Una corretta metodologia è quella di circoscrivere un campione, contattare le persone, porgli domande, trascrivere le risposte, trasformarle in dati, rappresentarle in un grafico. Ma soprattutto ponderare, interpretare, dare un senso ai numeri. Operazioni queste che nelle democrazie contemporanee sono diventate simbolicamente e concretamente parte della dialettica sociale e politica, anche se non si deve dimenticare che spesso esse sono delle semplici “manifestazioni di opinioni” che permettono agli utenti di esprimere il loro parere su temi di interesse generale e attualità.

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