Facebook, l’amico che ci conosce meglio di noi stessi. Invade le nostre giornate impossessandosi dei momenti più personali della nostra vita. Fu creato dallo studente di Harvard Mark Zuckerberg nel 2004 sorpassando il suo concorrente MySpace. In Italia è un fenomeno esploso nel 2008. Era nato come uno strumento per comunicare con chi si vuole e in qualsiasi momento. Milioni di persone, se non di più, ogni giorno si iscrivono inserendo dati personali e foto. Altrettante persone aggiornano il loro status in base alle situazioni di vita personale. Bisogna sapere però che nel momento che si inserisce una foto si imbocca una via senza ritorno, priva d’intimità e di privacy. La cosa ridicola è che reclamiamo sempre la nostra intimità, ma siamo i primi a infettarla facendo diventare la nostra immagine proprietà dei social. Proprio come hanno fatto le mamme con le immagini dei propri figli. Credo però che i social siano utili se usati nel modo adeguato. Tutti si parlano, dicono qualcosa del mondo abbattendo così la solitudine e l’indifferenza che da tempo sommerge la condizione umana. Per questo il mio rapporto con i network è un continuo oscillare tra l’accentazione e il rifiuto manifestando segretamente un odio-amore.

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