Non faccio parte degli utenti Facebook, non ho mai creato un profilo lì sopra né penso di farlo in futuro.
Facebook vanta un enorme numero di iscritti, molti dei quali adulti. E tra, questi adulti, madri di famiglia, tutte contagiate dalla nuova catena che chiede loro di pubblicare tre fotografie insieme ai loro figli.
Fin qui tutto normale, no? Si tratta solo della condivisione di un momento intrappolato in uno scatto con la piazza popolata da amici scelti, niente di preoccupante, poco consono o illegale.
Eppure la polizia postale ha segnalato strane attività, attività che macchiano semplici e innocue immagini di ingiustizia contro i minori. Attenzione a ciò che si pubblica: capita che le foto condivise vengano utilizzate e diffuse su siti di pedo-pornografia.
Ovviamente colpevole non è una donna che decide di mandare online uno scatto che ritrae lei e il suo bambino sorridenti, le sue intenzioni non sono affatto perverse; colpevole è soltanto chi in sguardi pieni di amore materno trova voglia di abusi e maltrattamenti. Ma l’accortezza non è mai troppa.
Stiamo attenti, per il nostro bene.

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